Appalto di servizi e somministrazione

Quali sono i criteri per individuare il perimetro di liceità all’interno del quale le aziende possono legittimamente muoversi?

In questa trattazione andremo ad approfondire il tema dell’appalto di servizi e i requisiti normativamente previsti affinché questo possa essere considerato genuino.
Trattasi di una tematica molto attuale in quanto, tra le aziende, è frequente il ricorso al contratto di appalto, quale strumento che consente di coniugare flessibilità produttiva e riduzione dei costi fissi aziendali. Occorre, pertanto, approfondire quali siano i criteri per individuare il perimetro di liceità all’interno del quale le imprese possano legittimamente muoversi.
In particolare, come si vedrà nel prosieguo dell’articolo, la prestazione di fornitura di manodopera da parte di un soggetto che non organizza il lavoro e non assume il rischio d’impresa non riguarda l’appalto, ma la somministrazione, che diventa illecita se attuata da soggetti non autorizzati.

Cos’è l’appalto di servizi e la somministrazione

L’appalto è il contratto con il quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’opera o di un servizio verso un corrispettivo in denaro (art. 1655 cc).

Quali sono i requisiti affinché un appalto possa essere considerato genuino?

Si parla di appalto “genuino” quando l’appaltatore non è un semplice intermediario, ma un vero e proprio imprenditore che:

  • organizza i mezzi necessari, cioè ha disponibilità di capitali, macchinari ed attrezzature. Il possesso di questi potrebbe anche essere marginale rispetto alle prestazioni di lavoro (Cass. civ. n. 14371 del 08-07-2020), ma l’importante è che l’appaltatore eserciti in via esclusiva il potere direttivo ed organizzativo sul personale impiegato;
  • si assume il rischio d’impresa, dunque quando abbia in essere una attività imprenditoriale che esercita abitualmente, o quando svolge una propria attività produttiva in modo evidente e comprovato, o quando opera per differenti imprese da più tempo;
  • possiede un comprovato livello di specializzazione e professionalità, cioè quando ha un elevato “know how” aziendale oppure quando il personale impiegato nell’ambito dell’appalto ha un’elevata professionalità.

In particolare, il contratto di appalto, stipulato e regolamentato ai sensi dell’articolo 1655 c.c., si distingue dalla somministrazione di lavoro per la organizzazione dei mezzi necessari da parte dell’appaltatore, che può anche risultare, in relazione alle esigenze dell’opera o del servizio dedotti in contratto, dall’esercizio del potere organizzativo e direttivo nei confronti dei lavoratori utilizzati nell’appalto, nonché per la assunzione, da parte del medesimo appaltatore, del rischio di impresa

E se i requisiti per un appalto “genuino” dovessero mancare?

Se l’appaltatore non esercitata un effettivo potere direttivo sui lavoratori – mettendo a disposizione del committente una mera prestazione lavorativa – l’appalto non è considerato genuino e sussiste il fenomeno della interposizione illecita di manodopera.
In questo caso si avrà:

  • una sanzione amministrativa per il committente e per l’appaltatore per ogni lavoratore occupato e per ciascuna giornata di irregolare occupazione;
  • la possibilità per il lavoratore di agire in giudizio per la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze del soggetto che ha utilizzato la prestazione.

Infine, nel caso in cui vi siano condizioni di sfruttamento del lavoratore si applicano sanzioni penali.

Si precisa che con la L. 96/2018 è stato introdotto il reato di somministrazione fraudolenta di manodopera che si configura in tutti i casi in cui la somministrazione di lavoro è posta in essere con la specifica finalità di eludere norme inderogabili di legge o di contratto collettivo applicate al lavoratore. L’illecito in questione è punito con la sanzione penale dell’ammenda di 20 euro per ciascun lavoratore coinvolto e per ciascun giorno di somministrazione, restando tuttavia ferma l’applicazione dell’art. 18 D.Lgs. n. 276/2003 che punisce con sanzione amministrativa (come sopra riportata) le ipotesi di somministrazione illecita (per un approfondimento vedasi circolare INL n. 3 dell’11 febbraio 2019).

Quali sono i casi in cui la somministrazione di manodopera è concessa

La somministrazione di lavoro ha per oggetto un «dare», in quanto il somministratore si limita a fornire a un terzo forza-lavoro da lui assunta, affinché questi ne utilizzi la prestazione secondo le proprie necessità e senza che ciò comporti, per quest’ultimo, l’assunzione di tutti gli oneri derivanti dall’instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato.
Più specificatamente, la somministrazione è una fornitura professionale di manodopera effettuata da un’agenzia autorizzata ed iscritta ad un apposito albo.
I caratteri essenziali di somministrazione sono:

  • la presenza di un rapporto triangolare tra tre soggetti, l’utilizzatore – l’agenzia – il lavoratore;
  • la stipula di un contratto di somministrazione di lavoro, che regola il rapporto tra agenzia ed utilizzatore;
  • la stipula di un contratto di assunzione tra agenzia e lavoratore.

La somministrazione di manodopera è quindi concessa a condizione che siano presenti questi caratteri essenziali e che l’agenzia di somministrazione sia iscritta nell’apposito albo istituito presso il Ministero del Lavoro, autorizzate dal Ministero stesso e accreditate dalle regioni.


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