Come funziona la prescrizione per i crediti retributivi?

Può capitare che il datore di lavoro non abbia correttamente erogato in busta paga degli importi oppure che il lavoratore rivendichi delle differenze retributive o di inquadramento.

Cosa succede in questi casi?

Che il lavoratore può esercitare il diritto a richiedere tali somme salvo che gli importi non risultino prescritti.

Cosa significa “prescritti”?

Significa che non sia scaduto il termine legale entro il quale il lavoratore può esercitare un’azione giudiziaria per richiedere il pagamento di quanto dovuto.

Quanti tipi di prescrizione ci sono?

Ci sono due tipi di prescrizione: quella estintiva e quella presuntiva.

Si parla di prescrizione estintiva quando trattasi di un diritto già acquisito.

Si parla invece di prescrizione presuntiva quando viene invertito l’onere della prova, ossia l’inerzia del creditore/lavoratore per un certo periodo di tempo, fa sorgere la presunzione che il credito risulti interamente soddisfatto.

In caso di prescrizione estintiva, qual è la durata prevista?

Nello specifico i principali casi sono:

  • Prescrizione decennale o prescrizione ordinaria negli altri casi. Ossia quando riguarda:

Qual è la decorrenza della prescrizione estintiva?

In linea di massima la prescrizione estintiva inizia a decorrere dal momento in cui il diritto può essere fatto valere o dal momento in cui l’evento dannoso si è verificato nel caso di risarcimento da danno contrattuale.

Esistono però casi particolari quando si tratta di crediti retributivi pagati con periodicità annuale o inferiore. In questi casi la giurisprudenza considera una diversa decorrenza a seconda se sussista o meno la stabilità del rapporto di lavoro.

Ciò in quanto, nel momento in cui non c’è stabilità, sussiste una sorta di sudditanza psicologica che permane per tutto il rapporto di lavoro che non permette al lavoratore di avanzare delle richieste di pagamento. Motivo per cui, in tali casi, la decorrenza ha effetto dalla data della cessazione del rapporto di lavoro.

Prima dell’entrata in vigore della Riforma Fornero tale sudditanza veniva identificata con la sussistenza o meno della tutela reale collegando tale situazione al limite dimensionale dell’azienda (+/- 15 dipendenti ridotto a 5 dipendenti per il settore agricolo).

Con l’entrata in vigore della Riforma Fornero (L.92/2012) la situazione diventa un po’ più complessa.

È opportuno quindi distinguere i lavoratori a seconda se trattasi di dipendenti in forza alla data del 6 marzo 2015 o assunti dopo tale data:

  • per i c.d. “vecchi assunti” (ai quali è applicabile la disciplina di tutela dei licenziamenti illegittimi introdotta dalla Riforma Fornero: L. 92/2012) la prescrizione dei crediti di lavoro decorre:
    • in costanza di rapporto di lavoro, se l’illegittimità del licenziamento è sanzionata con la reintegrazione nel posto di lavoro;
    • dalla cessazione del rapporto, se il recesso illegittimo viene ristorato da una indennità di natura economica;
  •  per i c.d. “nuovi assunti” (cui è applicabile il regime delle “tutele crescenti”) non essendo più garantita la stabilità “reale” ed essendo ormai residuale il rimedio reintegratorio, i termini della prescrizione decorrono dalla cessazione del rapporto di lavoro anche se è opportuno precisare che, a livello giurisprudenziale, dopo il depotenziamento del regime della tutela reale e dell’introduzione di ipotesi in presenza delle quali la tutela assicurata in caso di licenziamento illegittimo è solo indennitaria, esistono due orientamenti:
    • il primo (Trib. Milano 16 dicembre 2015 n. 3460; Trib. Torino 25 maggio 2016; Trib. Padova 4 maggio 2016), che prevede, in ogni caso, la decorrenza della prescrizione quinquennale dalla cessazione del rapporto di lavoro;
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