COME FUNZIONANO LE CLAUSOLE ELASTICHE NEI CONTRATTI PART-TIME?

Clausole Elastiche nei Contratti Part-TimeCon il D.Lgs. n. 81/2015 è stata rivista la normativa che regola i contratti a tempo parziale, prevedendo la possibilità, pur mantenendo l’obbligo di indicare nel contratto di assunzione la collocazione temporale per lo svolgimento della prestazione lavorativa, di pattuire clausole elastiche relative alla variazione della collocazione temporale della prestazione lavorativa ovvero relative alla variazione in aumento della sua durata.
In questo contesto, la contrattazione collettiva ha un ruolo molto importante nel disciplinare questo aspetto dei contratti part-time.

FUNZIONAMENTO DELLE CLAUSOLE ELASTICHE

Nel rispetto di quanto previsto dai contratti collettivi, le parti del contratto di lavoro a tempo parziale possono pattuire, per iscritto, clausole elastiche relative alla variazione della collocazione temporale della prestazione lavorativa ovvero relative alla variazione in aumento della sua durata.
Nel caso di utilizzo da parte del datore di lavoro delle clausole elastiche, il prestatore di lavoro ha diritto a un preavviso di due giorni lavorativi, fatte salve le diverse intese tra le parti, nonché a specifiche compensazioni, nella misura ovvero nelle forme determinate dai contratti collettivi.
Nel caso in cui il contratto collettivo applicato al rapporto non disciplini tali clausole, queste possono essere pattuite per iscritto dalle parti avanti alle commissioni di certificazione, con facoltà del lavoratore di farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato o da un avvocato o da un consulente del lavoro.

Le clausole elastiche prevedono, a pena di nullità, le condizioni e le modalità con le quali il datore di lavoro, con preavviso di due giorni lavorativi, può modificare la collocazione temporale della prestazione e variarne in aumento la durata, nonché la misura massima dell’aumento, che non può eccedere il limite del 25% della normale prestazione annua a tempo parziale.
Il D.Lgs. n. 81/2015 ha previsto che, le modifiche dell’orario di lavoro comportano il diritto del lavoratore ad una maggiorazione del 15% della retribuzione oraria globale di fatto, comprensiva dell’incidenza della retribuzione sugli istituti retributivi indiretti e differiti.
La contrattazione collettiva potrà prevedere forme diverse di retribuzione in caso di utilizzo da parte del datore di lavoro delle clausole elastiche.
È riconosciuta al dipendente la facoltà di revocare il consenso prestato alla clausola elastica. Ad esempio il CCNL Commercio Confcommercio prevede questa facoltà nei seguenti casi:

  • esigenze di tutela della salute certificate dal servizio sanitario pubblico;
  • comprovata instaurazione di altra attività lavorativa;
  • periodo di aspettativa per gravi motivi familiari.

Il rifiuto del lavoratore di concordare variazioni dell’orario di lavoro non costituisce giustificato motivo di licenziamento.

LAVORO SUPPLEMENTARE

Nel rispetto di quanto previsto dai contratti collettivi, il datore di lavoro ha la facoltà di richiedere, entro i limiti dell’orario normale di lavoro, lo svolgimento di prestazioni supplementari, intendendosi per tali quelle svolte oltre l’orario concordato fra le parti.
Nel caso in cui il contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro non disciplini il lavoro supplementare, il datore di lavoro può richiedere al lavoratore lo svolgimento di prestazioni di lavoro supplementare in misura non superiore al 25% delle ore di lavoro settimanali concordate. In tale ipotesi, il lavoratore può rifiutare lo svolgimento del lavoro supplementare ove giustificato da comprovate esigenze lavorative, di salute, familiari o di formazione professionale.

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