Comportamento aggressivo generalizzato del superiore: è mobbing?

Con la sentenza n. 2012 del 26 gennaio 2017, la Corte di Cassazione ha asserito che il generalizzato comportamento aggressivo del superiore, dalle indiscusse capacità professionali, non configura mobbing e, pertanto, risulta escluso il risarcimento del danno.

Il caso è quello di un lavoratore di un’azienda sanitaria locale che ha richiesto il risarcimento dei danni biologici, morali ed esistenziali in quanto sosteneva di essere stato soggetto ad un lungo, costante e duraturo processo di azioni vessatorie intenzionali da parte del superiore, il quale ogni qualvolta che impartiva ordini di lavoro, seppure legittimi, utilizzava un linguaggio scurrile ed ingiurioso ed un tono aggressivo, cercava ogni pretesto per rimproverarlo davanti a tutti, lo vessava ordinandogli di pulire luoghi già puliti pochi minuti prima o che non dovevano essere puliti quotidianamente, lo minacciava sistematicamente con frasi ingiuriose al fine di umiliarlo ed intimava ai colleghi di non rivolgergli la parola, allo scopo di isolarlo ed emarginarlo.

A fronte di tali condotte “persecutorie”, che gli avevano causato problemi di salute quali mal di testa, nausea e reflussi gastro-esofagei, l’amministrazione datrice di lavoro, messa tempestivamente a conoscenza dei fatti, manteneva un atteggiamento disinteressato e omissivo, lasciando che le cose degenerassero, per poi intervenire tardivamente mediante il trasferimento ad altro reparto.

In realtà le prove testimoniali hanno fatto emergere che il caposala invitava gli altri ausiliari a non parlare troppo con il ricorrente, altrimenti lo stesso non avrebbe lavorato, non si sarebbe concentrato sul lavoro, dal che emerge lo scopo dichiarato di non creare occasioni di distrazione.

In proposito, è anche emerso che diversi colleghi hanno dichiarato che il lavoratore ricorrente eseguiva il lavoro in modo lento, non puliva in modo scrupoloso i locali e i ferri chirurgici, veniva a volte trovato nascosto in una stanza con la luce spenta, oppure dormiente, ovvero intento a chiacchierare, oppure non lo si trovava in reparto.

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