Conversione il legge del Decreto Dignità: ancora novità per la somministrazione

Con l’articolo di oggi vedremo come con la conversione in legge del D.L. 87/2018 (c.d. Decreto Dignità) sia stata completamente riscritta la disciplina della somministrazione contenuta nell’articolo 2 del predetto decreto.

Cosa è cambiato?

Limite quantitativo previsto dalla norma: con la conversione in legge è stato introdotto un nuovo limite quantitativo immediatamente efficace, senza passare per il periodo transitorio.

Infatti, il numero massimo di lavoratori assunti con contratto a tempo determinato e/o con contratto di somministrazione a tempo determinato non può eccedere complessivamente il 30% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza presso l’utilizzatore al 1° gennaio dell’anno di stipulazione dei predetti contratti (fatte salve le diverse previsioni del CCNL applicato dall’utilizzatore).

Prima dell’intervento della legge di conversione del D.L. 87/2018, la somministrazione era esente da limiti legali quantitativi, con la facoltà per i contratti collettivi di introdurne.

In caso di inizio dell’attività in corso d’anno, il limite del 30% si calcola sul numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al momento della stipulazione del contratto di somministrazione di lavoro.

La motivazione: per quanto riguarda le motivazioni da indicare per contratti superiori a 12 mesi o in virtù di proroghe e rinnovi, con il nuovo comma 1-ter, è stato stabilito che le condizioni/motivazioni previste dall’articolo 19 c. 1 del D.Lgs. 81/2015, nella somministrazione di lavoro, si applicano esclusivamente all’utilizzatore.

Reato di somministrazione fraudolenta di manodopera: è stato reintrodotto il reato di somministrazione fraudolenta di manodopera che era stato abrogato con il D.Lgs. n. 81/2015. Il nuovo articolo 38-bis recita:

“Ferme restando le sanzioni di cui all’art. 18 D.Lgs. 10.09.2003, n. 276, quando la somministrazione di lavoro è posta in essere con la specifica finalità di eludere norme inderogabili di legge o di contratto collettivo applicate al lavoratore, il somministratore e l’utilizzatore sono puniti con la pena dell’ammenda di 20 euro per ciascun lavoratore coinvolto e per ciascun giorno di somministrazione”. L’art. 18 D.Lgs. 276/2003 punisce con la sanzione amministrativa pecuniaria l’esercizio non autorizzato dell’attività di somministrazione di lavoro (c.d. somministrazione abusiva) e il corrispondente utilizzo di lavoratori somministrati da soggetti non autorizzati (c.d. utilizzazione illecita).

Ne deriva che, in caso di verifica ispettiva ritorna la possibilità di attribuire la titolarità del rapporto di lavoro in capo all’effettivo utilizzatore della prestazione, invece che al datore di lavoro apparente oltre al recupero della contribuzione evasa, addebitandola all’effettivo datore di lavoro-utilizzatore.

Leggi anche:
Conversione in legge Decreto Dignità: regime transitorio e novità in materia di somministrazione

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