Coronavirus – tutela della privacy: il Garante chiarisce

Il Garante Privacy, in data 4 maggio 2020, ha pubblicato alcune Faq per fornire indicazioni circa il corretto trattamento dei dati personali, durante la fase di emergenza sanitaria da Coronavirus.

In particolare, il Garante si è soffermato sul trattamento dei dati personali nel contesto lavorativo pubblico e privato.

Di seguito i relativi chiarimenti.

Rilevazione della temperatura corporea

La rilevazione della temperatura corporea, quando è associata all’identità dell’interessato, costituisce trattamento di dati personali.

Pertanto:

  • non è possibile registrare il dato relativo alla temperatura corporea rilevata;
  • è consentito registrare la sola circostanza del superamento della soglia stabilita dalla legge, qualora risulti necessario documentare le ragioni che hanno impedito l’accesso al luogo di lavoro.

Se la temperatura viene rilevata a clienti o visitatori occasionali e risulta superiore alla soglia indicata dalla legge, non è necessario adempiere ad alcuna registrazione.

Accesso limitato in azienda

I datori di lavoro possono precludere l’accesso ai locali aziendali a coloro che, negli ultimi 14 giorni, abbiano avuto contatti con soggetti risultati positivi al Coronavirus o provengano da zone a rischio.

Pertanto, il datore di lavoro può richiedere ai propri dipendenti, ma anche a terzi (es. visitatori e utenti), una dichiarazione che attesti o meno tali circostanze.

In ogni caso, si potranno raccogliere solo i dati pertinenti alla finalità di contenimento del contagio, tralasciando ulteriori informazioni aggiuntive inerenti la sfera privata del soggetto.

Ruolo del medico competente

Nonostante l’attuale situazione di emergenza, permane in capo al medico competente il divieto di informare il datore di lavoro circa le specifiche patologie occorse ai lavoratori.

Tuttavia, può segnalare al datore di lavoro l’opportunità di impiegare in ambiti meno esposti al rischio di infezione, i lavoratori in condizioni di salute già compromesse.

Doveri del datore di lavoro

Il datore di lavoro deve comunicare i nominativi del personale contagiato alle autorità sanitarie competenti.

Tale obbligo di comunicazione non sussiste, invece, nei confronti del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Il datore di lavoro, poi, non può rivelare l’identità del dipendente affetto da Coronavirus agli altri lavoratori.

Per tutelare la salute degli altri dipendenti, deve mettere al corrente le autorità sanitarie competenti, che, a loro volta, informeranno i “contatti stretti” del contagiato, al fine di attivare le previste misure di profilassi.

Test sierologici ai dipendenti

 

Il datore di lavoro può sottoporre i propri dipendenti a test sierologici solo se disposti dal medico competente e, in ogni caso, nel rispetto delle indicazioni fornite dalle autorità sanitarie, anche in merito all’affidabilità e all’appropriatezza di tali test.

Solo il medico competente, infatti, in quanto professionista sanitario, può stabilire la necessità di particolari esami clinici e biologici  e suggerire l’adozione di mezzi diagnostici, qualora ritenuti utili al fine del contenimento della diffusione del virus sui luoghi di lavoro.

I datori di lavoro possono offrire ai propri dipendenti, anche sostenendone in tutto o in parte i costi, l’effettuazione di test sierologici presso strutture sanitarie pubbliche e private (es. tramite la stipula o l’integrazione di polizze sanitarie ovvero mediante apposite convenzioni con le stesse), senza poter conoscere l’esito dell’esame.

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