FONDI DI SOLIDARIETÀ BILATERALI: INTERPELLO 21/2014
La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con interpello n. 21 del 17 luglio 2014 ha fornito chiarimenti, in merito alla corretta interpretazione della disciplina dei Fondi di solidarietà bilaterali finalizzati a garantire i “settori non coperti dalla normativa in materia di integrazione salariale“, contenuta nell’articolo 3 della L. n. 92/2012.
In particolare, le precisazioni riguardano l’individuazione delle imprese, tra quelle che occupano mediamente più di quindici dipendenti, che siano tenute alla adesione ai Fondi di solidarietà bilaterali, nonché alle specifiche modalità e condizioni per l’accesso ai predetti Fondi, individuate da singoli regolamenti ministeriali.
Il Ministero sottolinea che, dall’esame delle diverse disposizioni in cui si articola la disciplina dei suddetti Fondi, l’adesione agli stessi è prevista esclusivamente per le imprese, con organico superiore mediamente ai quindici dipendenti, che non possano fruire di entrambe le forme di sostegno del reddito e dunque non assoggettate al versamento della contribuzione per CIGO e CIGS.
L’obiettivo è quello di modulare gli strumenti di sostegno al reddito in funzione delle effettive esigenze dei diversi settori produttivi, scongiurando allo stesso tempo l’introduzione di ulteriori oneri a carico di quelle realtà imprenditoriali che, anche in virtù del nuovo quadro normativo, possono già fruire di ammortizzatori sociali corrispondenti alle loro caratteristiche.
Riguardo le modalità e le condizioni per l’istanza di accesso ai predetti Fondi occorrerà rimettersi alla disciplina prevista da ogni singolo accordo/contratto collettivo di costituzione del Fondo e successivo decreto interministeriale di istituzione.
Tuttavia, le modalità e le condizioni individuate prima dell’entrata in vigore della Legge n. 92/2012 dai singoli regolamenti ministeriali e, in particolare, quelle concernenti le condizioni di accettazione dell’istanza stessa finalizzate a garantire la relativa copertura finanziaria, si possono ritenere oramai superate, stante il nuovo dettato normativo. In particolare si fa riferimento alla disciplina di cui all’art. 3, commi 22, 27 e 30 nella parte in cui, da un lato, condiziona l’erogazione delle prestazioni del Fondo alla sussistenza di risorse finanziarie precostituite al momento della richiesta (ripartite tra datori di lavoro e lavoratori nella misura rispettivamente di due terzi e di un terzo) e, dall’altro, sancisce espressamente il divieto per l’Istituto previdenziale di erogare prestazioni in eccedenza.
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