Fringe benefit: la posizione dell’Agenzia delle Entrate

A distanza di quasi 3 mesi dalla pubblicazione della L. 213/2023, c.d. Legge di Bilancio del 2024, l’Agenzia delle Entrate, a mezzo della Circolare n. 5 del 7 marzo 2024, ha fornito rilevanti chiarimenti in materia di fringe benefit. Di particolare rilevanza sono senza dubbio le delucidazioni fornite (anche sotto il profilo documentale) in merito all’estensione dell’ambito di applicazione dell’art. 51, c. 3, TUIR, alle spese, erogate o rimborsate, per l’affitto della prima casa, delle utenze domestiche del servizio idrico, dell’energia elettrica e del gas naturale, così come gli importi erogati per gli interessi sul mutuo relativo alla prima casa.

Limitatamente al periodo d’imposta 2024, in deroga a quanto previsto dall’art. 51, comma 3, prima parte del terzo periodo, del TUIR, è elevato a 1.000 euro (2.000 per dipendenti con figli fiscalmente a carico) il limite di esenzione contributiva e fiscale:

a) del valore dei beni ceduti e dei servizi prestati al lavoratore medesimo;

b) delle somme erogate o rimborsate dal datore di lavoro per il pagamento:

  • delle utenze domestiche del servizio idrico integrato;
  • dell’energia elettrica e del gas naturale;
  • delle spese per l’affitto della prima casa;
  • degli interessi sul mutuo relativo alla prima casa.

A tale proposito, i lavoratori che ritengono di essere nelle condizioni per l’applicazione della soglia maggiorata, sono tenuti a produrre una dichiarazione al datore di lavoro, con indicazione del codice fiscale dei figli.

Resta fermo che il superamento dei limiti sopra indicati – vale a dire dell’importo di euro 1.000 o euro 2.000, a seconda se il lavoratore dipendente abbia o meno figli a carico – comporta la concorrenza dell’intero ammontare alla determinazione del reddito tassabile secondo le modalità ordinarie e non soltanto della quota parte eccedente detti limiti.

Di seguito si riportano i punti essenziali sulla tematica in esame:

AMBITO OGGETTIVO:

tra le novità introdotte dalla norma, seppur già presente in diverse sfaccettature negli anni precedenti, vi è l’estensione dell’ambito di applicazione dei cosiddetti fringe benefitche, a partire dal 2024, potrà includere per tutti i lavoratori dipendenti:

1) “le somme erogate o rimborsate ai medesimi lavoratori dai datori di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche del servizio idrico integrato, dell’energia elettrica e del gas naturale”;

2) l’erogazione diretta o il rimborso delle spese per l’affitto della prima casa o per gli interessi sul mutuo relativo alla prima casa.

Dalla lettura di quanto sopra riportato si evince un riferimento alla nozione di “prima casa” senza ulteriori precisazioni in merito alla relativa portata o delimitazione. A tal fine, l’Agenzia delle Entrate, ritiene che rilevi la nozione di “abitazione principale” prevista per l’applicazione delle detrazioni di cui agli articoli 15, comma 1, lett. b) (interessi passivi per mutui) e 15 (canoni di locazione) del TUIR.

Il concetto di “prima casa” può dunque essere definito come l’abitazione nella quale il contribuente o i suoi familiari dimorino abitualmente.

Le spese oggetto della disposizione in commento devono riguardare immobili ad uso abitativo posseduti o detenuti, sulla base di un titolo idoneo, dal dipendente, dal coniuge o dai suoi familiari, nei quali il dipendente o i suoi familiari indicati nell’art. 12 del TUIR, dimorino abitualmente, a condizione che ne sostengano effettivamente le relative spese.

Ad ulteriore precisazione, ancorché parte contrattuale sia il coniuge o altro familiare, fra quelli indicati nell’articolo 12 del TUIR, del lavoratore dipendente, l’Agenzia considera rimborsabili, nel rispetto dei limiti citati, sia le spese sostenute per un contratto di affitto sia quelle relative agli interessi sul mutuo, a condizione che l’immobile locato o su cui grava il mutuo costituisca l’abitazione principale del lavoratore.

Con particolare riguardo alla locuzione “spese per l’affitto”, si ritiene che debba farsi riferimento al canone risultante dal contratto di locazione regolarmente registrato e pagato nell’anno.

Resta fermo che in relazione alle spese rimborsate, il contribuente non potrà beneficiare delle agevolazioni previste per le medesime spese, quali, ad esempio, la detrazione prevista, per l’abitazione principale, degli interessi passivi per mutui o dei canoni di locazione, in quanto queste ultime, poiché oggetto di rimborso, non possono essere considerate effettivamente sostenute.

Laddove il datore di lavoro intenda procedere con l’erogazione o il rimborso delle predette spese, dovrà accompagnare tale decisione a un’importante conservazione documentale. Infatti, è necessario che venga acquisita e conservata la documentazione necessaria per giustificare la somma spesa e la sua inclusione nel limite di cui all’art. 51, c. 3, TUIR.

A tal fine, il datore di lavoro potrà anche acquisire una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che attesti il ricorrere, in capo al medesimo lavoratore, dei presupposti previsti dalla normativa in oggetto.

Infine, è necessario che il lavoratore certifichi che tali somme non siano già state oggetto di rimborso, totale o parziale, da parte di altri datori di lavoro (di particolare rilevanza in caso di più rapporti nel corso della medesima annualità).

AMBITO SOGGETTIVO:

Analogamente a quanto precisato in riferimento alla misura applicata nell’anno precedente (Circolare Agenzia delle Entrate 1° agosto 2023, n. 23), la disposizione si applica ai titolari di redditi di lavoro dipendente e di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (a titolo esemplificativo CO.CO.CO; amministratori percettori di compenso; tirocinanti …).

Riguardo alla nozione di figli fiscalmente a carico l’articolo 12, comma 2, del TUIR prevede che sono fiscalmente a carico i figli che abbiano un reddito non superiore a euro 2.840,51 (per il computo di tale limite si considera il reddito al lordo degli oneri deducibili). Per i figli di età non superiore a ventiquattro anni, tale limite di reddito è elevato a euro 4.000.

Al riguardo, si ritiene opportuno ricordare che, in base al principio dell’unitarietà del periodo d’imposta, la condizione di figlio fiscalmente a carico deve essere verificata con riferimento al 31 dicembre di ogni anno. Pertanto, nella specie, trattandosi di un’agevolazione spettante per il solo anno d’imposta 2024, occorre verificare il superamento o meno del limite reddituale alla data del 31 dicembre 2024.

I fringe benefit in esame possono essere corrisposti dal datore di lavoro anche ad personam, non essendo necessaria l’individuazione di categorie omogenee per la relativa erogazione.

L’agevolazione in commento è riconosciuta in misura intera a ogni genitore, titolare di reddito di lavoro dipendente e/o assimilato, anche in presenza di un unico figlio, purché lo stesso sia fiscalmente a carico di entrambi.

Spetta, altresì, nel caso in cui il contribuente non possa beneficiare della detrazione per figli fiscalmente a carico di cui all’articolo 12 del TUIR poiché per gli stessi percepisce l’assegno unico e universale (AUU).

INFORMATIVA ALLE RAPPRESENTANZE SINDACALI UNITARIE (RSU):

i datori di lavoro provvedono all’attuazione dell’agevolazione in commento previa informativa alle rappresentanze sindacali unitarie, laddove presenti.

In presenza delle rappresentanze sindacali unitarie in Azienda, il beneficio può, pertanto, essere riconosciuto dal sostituto d’imposta dopo l’effettuazione di tale informativa.

In merito all’obbligo informativo nei confronti delle RSU, in assenza di nuove e specifiche indicazioni, si richiamano le precisazioni fornite con la circolare n. 23/E/2023, laddove l’Agenzia delle Entrate ritiene che il beneficio, essendo riferito all’intero periodo d’imposta, possa essere riconosciuto anche prima dell’invio della citata informativa, a condizione che la stessa avvenga entro la chiusura del medesimo periodo d’imposta. 

Redatto da Simone Agarla, Consulente del Lavoro – Centro Studi Paserio & Partners

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