Lavoro domestico e congedo di maternità: modalità e adempimenti 

In questo articolo approfondiremo l’istituto della maternità con riferimento alle lavoratrici domestiche. Infatti, a quest’ultime vengono applicate le norme della legge sulla tutela delle lavoratrici madri (D.Lgs. 151/2001), con alcune particolarità che di seguito analizzeremo.

Cosa prevede la Legge e il CCNL Lavoro Domestico?  

Con riferimento all’istituto della maternità, l’art. 25 del CCNL Lavoro domestico dispone quanto segue: 

Art. 25 – Tutela delle lavoratrici madri 

1. Si applicano le norme di legge sulla tutela delle lavoratrici madri, con le limitazioni ivi indicate, salvo quanto previsto ai commi successivi. 

2. È vietato adibire al lavoro le donne: 

a) durante i 2 mesi precedenti la data presunta del parto, salvo eventuali anticipi o posticipi previsti dalla normativa di legge; 

b) per il periodo eventualmente intercorrente tra tale data e quella effettiva del parto;

c) durante i 3 mesi dopo il parto, salvo i posticipi autorizzati. 

Detti periodi devono essere computati nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti, compresi quelli relativi alla gratifica natalizia e alle ferie. 

3. Dall’inizio della gravidanza, purché intervenuta nel corso del rapporto di lavoro, e fino alla cessazione del congedo di maternità, la lavoratrice non può essere licenziata, salvo che per giusta causa. Le dimissioni rassegnate dalla lavoratrice in tale periodo sono inefficaci ed improduttive di effetti se non comunicate in forma scritta o se non intervenute nelle sedi di cui all’art. 2113, 4° comma, del codice civile. Le assenze non giustificate entro i cinque giorni, ove non si verifichino cause di forza maggiore, sono da considerare giusta causa di licenziamento della lavoratrice. 

4. In caso di dimissioni volontarie presentate durante il periodo per cui è previsto il divieto di licenziamento, ai sensi del comma 3, la lavoratrice non è tenuta al preavviso.” 

Pertanto, viene previsto che:

  • la lavoratrice ha obbligo di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità e nello specifico per i seguenti periodi temporali: 
    • durante i due mesi precedenti la data presunta del parto
    • ove il parto avvenga oltre tale data, per il periodo intercorrente tra la data presunta e la data effettiva del parto; 
    • durante i tre mesi dopo il parto
    • durante i giorni non goduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta, tali giorni si aggiungono al periodo di congedo di maternità dopo il parto; 
  • dall’inizio della gravidanza e fino alla cessazione del congedo di maternità la lavoratrice non può essere licenziata, salvo che per giusta causa e le dimissioni rassegnate dalla lavoratrice in tale periodo sono inefficaci ed improduttive di effetti se non comunicate in forma scritta.  
  • Inoltre, in caso di dimissioni volontarie intervenute nel periodo in cui vige il divieto di licenziamento la lavoratrice non è tenuta al preavviso.

Trattamento retributivo durante la maternità 

Per quanto concerne il trattamento economico e previdenziale per tutta la durata del congedo, ivi compresi per eventuali periodi di interdizione anticipata, la lavoratrice ha diritto a un’indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera che sarà corrisposta integralmente e direttamente dall’INPS.  

Inoltre, considerato che l’INPS, nella quota determinata di maternità obbligatoria, liquida anche l’80% della tredicesima, il datore di lavoro, a dicembre (o in sede di liquidazione) deve corrispondere il restante 20% ad integrazione della quota piena della 13esima mensilità. 

Quando le lavoratrici hanno diritto all’indennità INPS durante la maternità? 

Le lavoratrici domestiche hanno titolo, indipendentemente da un rapporto di lavoro in atto, all’indennità di maternità corrisposta dall’INPS qualora risultino dovuti o versati: 

  • 52 contributi settimanali nei 24 mesi precedenti la data di inizio dell’astensione obbligatoria dal lavoro, anche in settori diversi da quello domestico; 
  • 26 contributi settimanali nei 12 mesi precedenti la data di inizio dell’astensione obbligatoria dal lavoro, anche in settori diversi da quello domestico.

Le lavoratrici domestiche possono godere della maternità anticipata? 

Il periodo di congedo di maternità può essere anticipato (artt. 17 e 87, c. 1, D.lgs. 151/2001; L. 35/2012; Circ. Min. Lav. 16 febbraio 2012 n.2): 

  1. per gravi complicazioni della gravidanza o preesistenti forme morbose che potrebbero compromettere lo stato della gestante; 
  1. condizioni ambientali o di lavoro considerate pregiudizievoli per la salute del bambino e della madre; 
  1. la collaboratrice sia addetta al sollevamento e trasporto pesi o addetta a lavori pericolosi, insalubri o faticosi e non possa essere trasferita ad altre mansioni. 

Occorre, a questo proposito, prestare particolare attenzione alle mansioni effettivamente svolte dalla lavoratrice convivente.  

Infatti, quelle sopra riportate sono casistiche oggettive in presenza delle quali il datore di lavoro, a seguito della presentazione del certificato medico attestante lo stato di gravidanza, è tenuto a non adibire la lavoratrice a tali mansioni.  

Infatti, qualora la lavoratrice che si trovi in tale condizione oggettiva non faccia domanda all’Ispettorato del lavoro di interdizione anticipata, sarà onere del datore di lavoro provvedervi, indicando anche con una propria dichiarazione che le mansioni svolte dal lavoratore rientrino nell’ipotesi di cui ai punti 2. e 3.  

Sulla base della documentazione e dell’accertamento medico, il servizio ispettivo del Ministero del lavoro invia poi un provvedimento di interdizione anticipata dal lavoro entro 7 giorni dalla ricezione della domanda e lo rilascia in duplice copia (per il datore di lavoro e per la lavoratrice). 
Con la maternità anticipata il trattamento economico riservato è sempre pari all’80% della retribuzione giornaliera convenzionale settimanale.  

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