LAVORO INTERMITTENTE E ATTIVITÀ DI SOCCORSO NEL SETTORE DEGLI AMBIENTI SOSPETTI DI INQUINAMENTO O CONFINATI
La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con interpello n. 6 del 24 marzo 2015 ha risposto ad un quesito circa la possibilità per una impresa incaricata dei servizi di soccorso e recupero nel settore degli ambienti sospetti di assumere operatori specializzati con contratto di lavoro intermittente, operando il rinvio alle figure dei “sorveglianti che non partecipano materialmente al lavoro“ di cui al n. 11 della tabella allegata al R.D. n. 2657/1923.
Nella sua risposta, il Ministero richiama l’art. 2 del D.P.R. n. 177/2011, ai sensi del quale “qualsiasi attività lavorativa nel settore degli ambienti sospetti di inquinamento o confinati può essere svolta unicamente da imprese o lavoratori autonomi qualificati” in possesso di determinati requisiti.
In particolare, la lett. c) della medesima disposizione richiede la “presenza di personale, in percentuale non inferiore al 30% della forza lavoro, con esperienza almeno triennale relativa a lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, assunta con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato ovvero anche con altre tipologie contrattuali o di appalto“. In tale seconda ipotesi occorre, tuttavia, effettuare la preventiva certificazione dei relativi contratti.
Dalla lettura della suddetta norma e, nello specifico, dal riferimento espresso all’assunzione con “altre tipologie contrattuali“, non sembrano emergere preclusioni in ordine alla possibilità di attivare rapporti di lavoro di natura intermittente ai fini dello svolgimento di attività in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, fermo restando il rispetto delle altre condizioni di legge e, in particolare, il possesso da parte del lavoratore di una esperienza almeno triennale maturata in tale ambito.
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