Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: cosa deve provare il datore di lavoro?

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 24491/2019, ha stabilito che, in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, il datore di lavoro deve provare in giudizio: 

  • l’esistenza del giustificato motivo oggettivo, con particolare riferimento alle ragioni inerenti all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro – incluse quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività – volte a giustificare il licenziamento, le quali devono esprimere una relazione causale tra il riassetto organizzativo e la soppressione di un’individuata posizione lavorativa; 
  • l’impossibilità del c.d. repêchage, cioè l’inesistenza di altri posti di lavoro in cui utilmente ricollocare il lavoratore. Ciò significa che, il datore di lavoro, è tenuto a dimostrare, da un latoche al momento del licenziamento, non sussisteva alcuna posizione di lavoro analoga a quella soppressa, per l’espletamento di mansioni equivalenti, dall’altro lato, di aver offerto al dipendente, senza ottenerne il consenso, l’opportunità di un reimpiego in mansioni inferiori rientranti nel suo bagaglio professionale. 
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