Riforma del Lavoro Sportivo e tutela dei minori: obbligo di acquisizione del certificato penale per ASD e SSD

La Riforma del Lavoro Sportivo (D.Lgs. 36/2021), ufficialmente entrata in vigore a decorrere dal 1° luglio 2023, ha espressamente disciplinato, a carico degli enti sportivi, diversi obblighi in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di tutela dei minori. In particolare, con riferimento a quest’ultimi, è stata prevista l’obbligatorietà di acquisizione del certificato penale del casellario giudiziale nei confronti dei lavoratori impiegati in attività a contatto diretto e regolare con minori. Analizziamo di seguito i presupposti e le conseguenze principali di tale adempimento.

Certificato penale per contatti con minori: di cosa si tratta?

Ai sensi di quanto previsto dal comma 7 dell’art. 33 del D.Lgs. 36/2021 “Ai minori che praticano attività sportiva si applica quanto previsto dal decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 39” che con l’art. 2 comma 2 ha modificato il DPR 313/2002, aggiungendone l’art. 25 bis, il quale dispone l’obbligo di acquisizione per il datore di lavoro del certificato del casellario giudiziale:

“Il certificato del casellario giudiziale di cui all’articolo 24, deve essere richiesto dal soggetto che intenda impiegare al lavoro una persona per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori, al fine di verificare l’esistenza di condanne per taluno dei reati di cui agli articoli 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quinquies e 609-undecies del codice penale, ovvero l’irrogazione di sanzioni interdittive all’esercizio di attività che comportino contatti diretti e regolari con minori”.

Si tratta di un obbligo già previsto per la generalità dei datori di lavoro, che trova logica ed esplicita conferma anche in materia di riforma del lavoro sportivo, posto che proprio in tale ambito è tipica la presenza di soggetti minori, cui l’ordinamento riserva una particolare tutela. In particolare, al fine di prevenire abusi nei confronti di minorenni, la norma in questione pone, a carico del datore di lavoro, l’obbligo di verificare l’assenza di condotte per reati a sfondo sessuale quali prostituzione minorile (art. 600 bis c.p.), pornografia minorile (art. 600 ter c.p.), detenzione di materiale pornografico (art. 600 quater c.p.), iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile (art. 600 quinquies c.p.), adescamento di minorenni (art. 609 undecies c.p.), ovvero l’assenza di sanzioni interdittive all’esercizio di attività che comportano contatti diretti e regolari con minori.

Campo di applicazione dell’obbligo

L’obbligo in questione sorge in caso di instaurazione di un rapporto di lavoro (anche con forme contrattuali di natura autonoma) per lo svolgimento di attività professionali organizzate che comportano contatti diretti e regolari con minori. Di conseguenza, risultano soggetti all’acquisizione del certificato anche i lavoratori inquadrati tramite contratto di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.).

Tale adempimento, pur essendo obbligatorio limitatamente ai rapporti di lavoro intesi in senso stretto (Circ. 9/2014 Ministero del Lavoro), si ritiene comunque consigliato anche nei confronti di soggetti che operano in qualità di volontari sportivi, ai sensi dell’art. 39 del D.Lgs. 36/2021.

Modalità operative

L’ente sportivo (ASD/SSD) deve presentare la richiesta del certificato agli uffici locali del casellario giudiziale, utilizzando apposito modello reperibile sul sito del ministero della Giustizia (Modello n. 3 bis). È prevista inoltre la possibilità di richiedere il certificato tramite procedura telematica.

Per le ASD/SSD sono previste agevolazioni in merito all’applicazione dell’imposta di bollo e dei diritti.

L’ente sportivo, nelle more dell’acquisizione del certificato richiesto, può procedere comunque all’assunzione in base ad una dichiarazione del lavoratore sostitutiva dell’atto di notorietà, relativa all’assenza a suo carico delle condanne per i reati previsti (art. 25 bis DPR 313/2002) o dell’irrogazione di sanzioni interdittive.

Trattamento sanzionatorio

Il datore di lavoro che non adempie all’obbligo in questione, è soggetto ai sensi dell’art. 2, comma 2, del citato D. Lgs. n. 39/2014, alla sanzione amministrativa pecuniaria, del pagamento di una somma da euro 10.000 a euro 15.000.

A tal proposito l’Ispettorato Nazionale del Lavoro con nota n. 967/2021, ha avuto modo di chiarire che nell’ipotesi in cui il datore di lavoro proceda ad assumere “contestualmente” più̀ lavoratori in violazione delle disposizioni in questione, la sanzione vada irrogata una sola volta e che la pluralità̀ di lavoratori coinvolti potrà̀ rilevare unicamente quale elemento di valutazione della gravità del fatto, eventualmente in sede di adozione della successiva ordinanza ingiunzione. Diversamente, qualora le assunzioni siano effettuate in momenti diversi, la sanzione andrà̀ applicata in relazione a ciascun lavoratore.

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