LA DISCIPLINA DELLA MATERNITÀ

Fin dall’inizio dello stato di gravidanza, la lavoratrice può beneficiare di una serie di tutele: 

  • non è tenuta a comunicare al datore di lavoro il proprio stato di gravidanza all’atto dell’assunzione; 
  • non può essere adibita al trasporto e al sollevamento pesi, a lavori pericolosi, faticosi o insalubri. In questi casi, il datore di lavoro deve destinare la dipendente ad altre mansioni e, ove ciò non sia possibile, la lavoratrice ha diritto all’anticipazione del periodo di congedo di maternità o proroga dello stesso; 
  • non può essere adibita al lavoro notturno (Cfr. Corte di Giustiziacausa C-41/17); 
  • ha diritto a permessi retribuiti per l’effettuazione di esami prenatali e accertamenti clinici nel caso in cui questi debbano essere eseguiti durante l’orario di lavoro; 
  • è vietato il suo licenziamento dall’inizio della gravidanzsino al compimento di 1 anno di età del bambino. Il recesso su iniziativa datoriale durante il periodo protetto è consentito solo nei casi eccezionali di giusta causa, cessazione dell’attività aziendale, scadenza del termine, esito negativo della prova. Al di fuori di tali ipotesi, il licenziamento ugualmente intimato durante il periodo protetto è nullo (per approfondire, Cfr. anche Cass. n. 3052/2017; Cass. n. 2004/2017, Cass. n. 16147/2018). Si precisa che in caso di dimissioni della lavoratrice in costanza del predetto periodo, queste dovranno essere convalidate dalla ITL competente per territorio (per approfondireDIMISSIONI ENTRO I° ANNO DEL BAMBINO: INDENNITÀ’ SOSTITUTIVA DEL PREAVVISO DOVUTA”; Cass. n. 12128/2015). 

IL CONGEDO DI MATERNITÀ (EX ASTENSIONE OBBLIGATORIA) 

Il D. Lgs. n. 151/2001 sancisce il divieto di adibire al lavoro le donne: 

  • durante i 2 mesi precedenti la data presunta del parto (se il parto avviene dopo la data presunta, per il periodo tra tale data e la data effettiva del parto); 
  • durante i 3 mesi dopo il parto (se il parto avviene prima della data presunta, durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto). 

Per esercitare il diritto all’astensione dal lavoro e beneficiare del relativo trattamento economico, entro i 2 mesi precedenti la data presunta del parto, la lavoratrice deve presentare all’INPS (in via telematica) e al datore di lavoro la domanda di maternità, allegando il certificato medico di gravidanza indicante la data presunta del parto. 

Si precisa che, il diritto al congedo di maternità può essere esteso al padre lavoratore, che ne beneficia in alternativa alla madre per tutta la durata spettante a quest’ultima o per la parte residua che le sarebbe spettata, soltanto nelle seguenti ipotesi: 

  • morte o grave infermità della madre; 
  • abbandono del bambino da parte della madre; 
  • affidamento del bambino al padre in via esclusiva. 

In occasione della nascita del figlio, al padre lavoratore spetta un congedo obbligatorio che, per l’anno 2019, è pari a 5 giorni e un congedo facoltativo, in alternativa alla madre, pari a un giorno. 

Per approfondire, “CONGEDO OBBLIGATORIO DEL PADRE LAVORATORE PER LA NASCITA DEL FIGLIO”. 

FLESSIBILITÀ DEL CONGEDO DI MATERNITA’ 

Ferma restando la durata complessiva pari a 5 mesi del congedo di maternità obbligatorio, la lavoratrice può decidere di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei 4 mesi successivial parto. È possibile usufruire di tale possibilità a condizione che il medico specialista del SSN e, se sussiste l’obbligo di sorveglianza sanitaria, il medico competente, attestino nel corso del 7° mese di gravidanza, che la scelta di lavorare durante l’8° mese, non arreca pregiudizio alla salute della lavoratrice e del bambino. 

Di recente, inoltre, è stata introdotta la facoltà di fruire del congedo di maternità obbligatorio esclusivamente entro i 5 mesi successivi l’evento del parto (L. n. 145/2018), a condizione che il medico specialista del SSN e il medico aziendale competente attestino che tale scelta non arreca pregiudizio alla salute della lavoratrice e del bambino (Cfr. messaggio INPS n. 1738/2019). 

ANTICIPAZIONE DEL CONGEDO DI MATERNITA’ 

Il periodo di congedo di maternità obbligatorio può essere anticipato: 

  • per gravi complicazioni della gravidanza o persistenti forme morbose che possono essere aggravate dalla gravidanza; 
  • quando le condizioni di lavoro o ambientali sono pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino; 
  • quando la lavoratrice svolge un’attività faticosa e insalubre che la espone ad un rischio per la sicurezza e la salute e non può essere spostata ad altre mansioni. 

Per poter usufruire di tale anticipazione, è necessario ottenere un apposito provvedimento dell’ASL o dell’ITL. 

Per approfondire, vedi anche COME RICHIEDERE LA MATERNITÀ ANTICIPATA IN GRAVIDANZA? 

PROROGA DEL CONGEDO DI MATERNITA’ 

Il congedo di maternità obbligatorio può essere prorogato fino a 7 mesi dopo il parto quando le condizioni di lavoro o ambientali siano pregiudizievoli per la salute della lavoratrice o quando la stessa è addetta a lavori pericolosi, faticosi o insalubri e non può essere spostata ad altre mansioni. 

Il provvedimento è adottato dall’ITL. 

GARANZIE NEI CONFRONTI DELLA LAVORATRICE DURANTE IL CONGEDO DI MATERNITA’ 

Durante il congedo di maternità obbligatorio: 

  • la lavoratrice madre ha diritto alla conservazione del posto di lavoro (Cfr. Cass. n. 13455/2016) e a un’indennità a carico dell’INPS pari all’80% della retribuzione media giornaliera, eventualmente integrata, a seconda del CCNL considerato, dal datore di lavoro. 
  • maturano le mensilità aggiuntive (13esima e 14esima), le ferie, le ROL e il TFR; 
  • è prevista la copertura contributiva a fini pensionistici, il computo ai fini dell’anzianità di servizio, nonché delle progressioni di carriera, qualora il CCNL considerato non preveda a tale scopo particolari requisiti. 

SITUAZIONI PARTICOLARI  

INTERRUZIONE DI GRAVIDANZA 

L’interruzione di gravidanza avvenuta: 

  • entro il 180° giorno di gestazione, è considerata come malattia; 
  • in coincidenza o dopo il 180° giorno di gestazione è considerata come parto e, pertanto, dà diritto al congedo di maternità successivo al parto e al relativo trattamento.  

DECESSO DEL BAMBINO 

Se il bambino decede al momento della nascita o durante il congedo di maternità, la lavoratrice ha diritto al congedo di maternità successivo al parto e al relativo trattamento.  

PARTO PREMATURO

In caso di parto avvenuto prima del termine, ai 3 mesi di congedo di maternità successivi al parto, si aggiungono i giorni di congedo non goduti prima del parto.  

Quando il parto è fortemente prematuro, ossia si verifica, ad esempio, al 7° mese di gravidanza, il congedo si calcola aggiungendo ai 3 mesi successivi al parto tutti i giorni compresi tra la data effettiva e la data presunta del parto, risultando di durata complessivamente maggiore di 5 mesi.  

Per approfondire, vedi anche DOMANDA DI MATERNITÀ IN CASO DI PARTO PREMATURO: AGGIORNATA LA PROCEDURAPARTO PREMATURO: LE ISTRUZIONI INPS IN MATERIA DI INDENNITÀ DI MATERNITÀ”. 

RICOVERO DEL NEONATO 

Se il neonato è ricoverato in una struttura pubblica o privata, la madre può chiedere la sospensione del congedo di maternità. 

La lavoratrice può optare per la sospensione del congedo, una sola volta per ogni figlio, rinviandone la fruizione, anche parziale, a partire dalla data delle dimissioni del bambino, oppure da data antecedente.  

IL CONGEDO PARENTALE (O ASTENSIONE FACOLTATIVA) 

Oltre al periodo di congedo obbligatorio, la lavoratrice madre (in alternativa, il lavoratore padre) può usufruire di un ulteriore periodo di astensione dal lavoro legato alla nascita del figlio. 

Il congedo parentale può essere goduto, fino al compimento dei 12 anni del bambino, per periodi continuativi oppure frazionati, su base mensile, giornaliera oppure oraria (Per approfondire, vedi anche “MATERNITÀ FACOLTATIVA A ORE”) 

In particolare, la fruizione del congedo in modalità oraria non può essere cumulata con altri permessi o riposi disciplinati dalla normativa che tutela la maternità e la paternità, salvo sia diversamente disposto dalla contrattazione collettiva (Cfr. circolari INPS n. 139/2015 n. 152/2015; messaggio INPS n. 6704/2015).  

La lavoratrice madre (o il lavoratore padre) che vuole avvalersi del congedo parentale deve: 

  • comunicarlo al datore di lavoro con un preavviso di almeno 5 giorni (in caso di congedo in modalità oraria, con un preavviso non inferiore a 2 giorni); 
  • presentare l’apposita domanda telematica all’INPS, consegnandone copia al datore di lavoro (per la fruizione del congedo in modalità oraria, è prevista un’apposita domanda). 

Durante il congedo parentale, la lavoratrice madre (o il lavoratore padre) ha diritto ad un’indennità INPS pari al 30% della retribuzione media giornaliera.  

PERMESSI 

RIPOSI GIORNALIERI (C.D. PERMESSI PER ALLATTAMENTO) 

Durante il 1° anno di vita del bambino, la lavoratrice madre ha diritto a periodi di riposo giornalieri retribuiti, con la possibilità di uscire dall’azienda. Le ore di permesso sono considerate lavorative a tutti gli effetti (per approfondire, Interpello Ministero del Lavoro n. 23/2015). 

PERMESSI NON RETRIBUITI  

La lavoratrice madre (o in alternativa, il padre) può fruire di permessi non retribuiti per la malattia del figlio.  

AFFIDAMENTO E ADOZIONE 

Nei casi di adozione o di affidamento del bambino, sono previste, salvo alcune particolarità, le medesime tutele attribuite alla maternità naturale.  

MATERNITÀ PER LAVORATRICI PARASUBORDINATE E LIBERE PROFESSIONISTE 

Analogamente a quanto avviene per i lavoratori dipendenti, anche per chi è iscritto alla Gestione Separata (lavoratori parasubordinati e autonomi, che non hanno una loro cassa di previdenza) è prevista una tutela in caso di maternità.  

Per approfondire, vedi anche MATERNITÀ PER LAVORATRICI PARASUBORDINATE E LIBERE PROFESSIONISTECOME FARE PER…INOLTRARE LA DOMANDA DI MATERNITÀ DA PARTE DELLE LAVORATRICI AUTONOMECircolari INPS n. 42/2016 e n. 109/2018; Interpello del Ministero del Lavoro n. 7/2018.