LA DISCIPLINA DELLE ORE DI VIAGGIO

Per particolari tipologie di attività, talvolta al personale dipendente, può essere richiesto lo svolgimento della prestazione lavorativa in luoghi differenti rispetto alla normale sede di lavoro contrattualmente definita.

In tali ipotesi, sorge la questione del trattamento economico da corrispondere al dipendente per le cosiddette “ore di viaggio”, ovvero il tempo impiegato per il trasferimento dalla normale sede di lavoro al luogo in cui il lavoratore viene inviato a svolgere temporaneamente la sua prestazione.

IL QUADRO NORMATIVO SULLE ORE DI VIAGGIO

Principio generale è che il tempo necessario per raggiungere la sede di lavoro alla quale il dipendente è stato temporaneamente assegnato non si considera come rientrante nell’orario di lavoro, in quanto non si tratta di tempo impiegato nello svolgimento dell’attività lavorativa vera e propria o di un lasso di tempo in cui il lavoratore risulta “a disposizione” del datore di lavoro.

Pertanto, il tempo di viaggio “non si somma al normale orario di lavoro, così da essere qualificato come lavoro straordinario, tanto più che l’indennità di trasferta è in parte diretta a compensare il disagio psicofisico e materiale dato dalla faticosità degli spostamenti” (Cass. n. 5359/2001).

Sulla base di tali premesse, si possono configurare due diverse fattispecie:

  • il lavoratore raggiunge il luogo in cui deve svolgere la propria prestazione lavorativa senza partire dalla sua normale sede di lavoro ma partendo dalla propria abitazione, dirigendosi direttamente sul luogo della trasferta. In questo caso il tempo impiegato per il viaggio non è da considerarsi come orario di lavoro e viene compensato dall’indennità di trasferta (Cass. n. 1555/2003).
  • il lavoratore, inviato in trasferta, raggiunge il luogo in cui deve svolgere la propria prestazione lavorativa partendo dalla sua normale sede di lavoro: il tempo impiegato per lo spostamento deve essere retribuito, senza però contribuire al computo del normale orario di lavoro. Ne deriva che, ad esempio, tali ore di viaggio non rientreranno nel computo del limite dell’orario giornaliero per la definizione del lavoro straordinario e ai fini del rispetto della normativa che disciplina i riposi giornalieri e settimanali.

—> Per approfondire vedi anche: DIRITTO ALLA RETRIBUZIONE PER IL TEMPO DI SPOSTAMENTO PRESSO LA SEDE DI LAVORO

UN ESEMPIO DALLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA

La contrattazione collettiva, nei casi in cui è intervenuta a disciplinare l’istituto, ha previsto che le ore di viaggio non coincidenti con l’orario di lavoro debbano essere retribuite totalmente oppure sulla base di una percentuale prefissata della retribuzione normale.

Ad esempio il CCNL Metalmeccanici Industria del 26.11.2016, all’art. 7, in materia di ore viaggio, prevede che:

 “Al fine di prevedere lo svolgimento del normale orario di lavoro presso il luogo in cui è richiesta la prestazione lavorativa, al lavoratore comandato in trasferta, ad esclusione del personale direttivo, spetta un compenso per il tempo di viaggio, preventivamente approvato dall’azienda, in base ai mezzi di trasporto dalla stessa autorizzati per raggiungere la località di destinazione e viceversa, nelle seguenti misure:

  1. a) la corresponsione della normale retribuzione per tutto il tempo coincidente col normale orario giornaliero di lavoro in atto nello stabilimento o cantiere di origine;
  2. b) la corresponsione di un importo pari all’85 per cento per le ore eccedenti il normale orario di lavoro di cui al punto a) con esclusione di qualsiasi maggiorazione ex art. 7, Sezione quarta, Titolo III (lavoro straordinario, notturno e festivo).

Il tempo di viaggio dovrà essere comunicato all’azienda per il necessario riscontro agli effetti del compenso.

È facoltà della contrattazione aziendale prevedere la forfetizzazione dei tempi di viaggio e/o del trattamento economico.

Le parti confermano che il compenso per il tempo di viaggio effettuato al di fuori del normale orario di lavoro continua ad essere escluso dal calcolo della retribuzione spettante per tutti gli istituti contrattuali e/o di legge.”