TRASFERTA

La trasferta (o missione) consiste nello spostamento temporaneo del lavoratore verso un’altra località rispetto a quella in cui esegue normalmente la propria attività. A tutt’oggi non esiste una definizione a livello normativo.  

Si tratta di un istituto peculiare disciplinato dalla maggior parte dei contratti collettivi. Oltre a quanto previsto dai CCNL, il datore di lavoro non incontra ulteriori limiti al suo potere di assegnare in trasferta il dipendente, se non il rispetto della libertà e della dignità del lavoratore. 

REQUISITI  

Ai fini della configurabilità della trasferta sono richiesti i seguenti requisiti: 

  • la permanenza del legame del lavoratore con l’abituale luogo di lavoro e, pertanto,  
  • la temporaneità del mutamento del luogo di esecuzione della prestazioneLa temporaneità è presupposto essenziale per distinguere la trasferta dal trasferimentoLa trasferta, infatti, a differenza del trasferimento, implica il rientro del lavoratore presso la sede di lavoro abituale.  
  • L’effettuazione della prestazione lavorativa in esecuzione di un ordine di servizio del datore di lavoro.  

La trasferta rientra nell’ambito del potere organizzativo e direttivo del datore di lavoro, pertanto, viene ritenuto irrilevante il consenso del lavoratore alla trasferta. Dal canto suo, il datore di lavoro deve comunque esercitare il potere direttivo nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede, non discriminazione e sicurezza sul lavoro e tutela dell’integrità psicofisica.  

ASPETTO RETRIBUTIVO  

Al lavoratore in trasferta, oltre alla normale retribuzione che gli sarebbe spettata se avesse lavorato nella sua sede abituale, può essergli corrisposto: 

  • una retribuzione per le ore di viaggio effettuate; 
  • un’indennità di trasferta; 
  • un rimborso per le spese sostenute. 

ORE DI VIAGGIO 

Con l’interpello n. 15/2010, il Ministero del Lavoro ha chiarito che il tempo impiegato dal lavoratore per raggiungere la sede di lavoro durante la trasferta non costituisce esplicazione dell’attività lavorativa ed il disagio che deriva al lavoratore è assorbito dall’indennità di trasferta.

Per quanto attiene alla disciplina delle ore di viaggio e al trattamento retributivo da corrispondere al dipendente, si rimanda all’articolo LA DISCIPLINA DELLE ORE DI VIAGGIO.  

INDENNITÀ DI TRASFERTA 

Al lavoratore in trasferta può essergli corrisposta una specifica indennità, ovvero un compenso, stabilito dagli accordi individuali o dalla contrattazione collettiva, in parte legato alle spese sostenute e in parte connesso al maggiore disagio causato al lavoratore (c.d. diaria).  

La misura di tale indennità è correlata ai giorni trascorsi dal lavoratore in trasferta.   

Per quanto riguarda la natura dell’indennità di trasferta, la giurisprudenza prevalente ritiene che abbia natura mista, in parte risarcitoria e in parte retributiva, indipendentemente da come le parti, all’interno del contratto individuale o nel CCNL, l’abbiano individuata. Tuttavia, la determinazione della reale natura va valutata caso per caso, verificando in concreto la volontà delle parti.   

RIMBORSI SPESE  

Tutte le spese (o una parte, nel caso di pagamento della diaria) effettivamente sostenute dal lavoratore nell’interesse dell’azienda, sono a carico di quest’ultima. Il datore di lavoro è obbligato, pertanto, a rimborsare al lavoratore le spese documentate con adeguati giustificativi 

L’Agenzia delle Entrate, con risposta agli interpelli n. 388403/2019, ha fornito indicazioni circa la corretta modalità di rendicontazione delle spese dei dipendenti come procedere alla loro dematerializzazione. L’Agenzia delle Entrate ha precisato che, ai fini della corretta conservazione delle note spese dei dipendenti, è necessario attuare delle procedure idonee a garantire l’immodificabilità, l’integrità e la leggibilità di tali documenti.  A tal proposito ha ritenuto conforme a tali parametrila modalità con la quale, attraverso un sistema informatico messo a disposizione dall’azienda, il dipendente, dopo essersi autenticato, ha provveduto al caricamento dei giustificativi di spesa mediante scansione del documento originale, e successivamente, il file elettronico delle note spese veniva inviato a un soggetto terzo, responsabile della conservazione, che provvedeva all’archiviazione, all’apposizione della firma digitale e del riferimento temporale.  

I rimborsi spese inerenti l’uso dell’autovettura possono essere calcolati facendo riferimento alle tariffe ACI, che tengono conto, a seconda del tipo di autovettura e del numero di chilometri percorsi, del consumo di benzina, dell’ammortamento dell’autovettura, delle spese di assicurazione, ecc… .  

I rimborsi spese sono somme che non hanno natura retributiva e, quindi, non incidono su altri elementi della retribuzione e sul TFR.  

ASPETTO FISCALE 

Sotto l’aspetto fiscale, il TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) disciplina l’indennità di trasferta prevedendo che le indennità forfettarie percepite per trasferte al di fuori del territorio comunale (ovvero, al di fuori del comune della sede di lavoro) concorrono a formare il reddito per la parte eccedente l’importo di € 46,48 al giorno, elevato ad € 77,47 per le trasferte all’estero, al netto delle spese di viaggio e di trasporto. 

Il suddetto importo esente deve essere riproporzionato nei seguenti casi: 

  • in caso di rimborso da parte del datore di lavoro delle spese di alloggio o vitto (oppure alloggio o vitto fornito gratuitamente), il limite esente è ridotto di un terzo (quindi gli importi esenti sono pari ad € 30,99 per le trasferte Italia e € 51,65 per le trasferte estero). 
  • in caso di rimborso sia delle spese di alloggio che di quelle di vitto, il limite esente è ridotto di due terzi (quindi gli importi esenti sono pari ad € 15,49 per le trasferte Italia e € 25,82 per le trasferte estero). 

In caso di rimborso analitico delle spese per trasferte o missioni fuori del territorio comunale, non concorrono a formare il reddito i rimborsi di spese documentate relative al vitto, all’alloggio, al viaggio e al trasporto, nonché i rimborsi di altre spese, anche non documentabili, eventualmente sostenute dal dipendente, sempre in occasione di dette trasferte o missioni, fino all’importo massimo giornaliero di € 15,49, elevate a € 25,82 per le trasferte all’estero. 

Le indennità o i rimborsi di spese per le trasferte nell’ambito del territorio comunale, tranne i rimborsi di spese di trasporto comprovate da documenti provenienti dal vettore, concorrono a formare il reddito.  

ADEMPIMENTI INAIL 

In caso di lavoratori inviati in trasferta, il datore di lavoro: 

  • è obbligato ad effettuare la comunicazione dell’invio in trasferta solo nel caso in cui il lavoratore divenga soggetto a rischi diversi rispetto a quelli tipici delle lavorazioni per le quali risulta già assicurato all’INAIL; 
  • non è tenuto ad effettuare alcuna comunicazione quando la trasferta riguarda personale che continua a svolgere lavorazioni che corrispondono a rischi specifici di cui alla PAT già accesa dalla ditta presso l’Istituto assicuratore.  

TRASFERTA O TRASFERTISMO?  

Il lavoratore in trasferta differisce dal trasfertistaSi ha trasfertismo solo se sussistono contestualmente i seguenti requisiti: 

  • mancata indicazione nel contratto della sede di lavoro; 
  • svolgimento di un’attività che richiede la continua mobilità; 
  • corresponsione, in relazione allo svolgimento dell’attività lavorativa in luoghi sempre variabili e diversi, di un’indennità o maggiorazione di retribuzione in misura fissa, attribuite senza distinguere se il dipendente si è effettivamente recato in trasferta e dove la stessa si è svolta.  

Tale indennità, ai sensi del TUIR, concorre a formare reddito da lavoro dipendente nella misura del 50% dell’ammontare erogato, sia fini previdenziali che fiscali (Cfr. anche circolare INPS n. 158/2019)