Cambio ruolo, cambio leadership

Competenza sviluppata

Comprendere lo schema disfunzionale messo in atto e rafforzare la propria leadership, attraverso l’assessment e un percorso di coaching strutturato.

Caso

Il caso trattato è di un responsabile di un reparto di assistenza di una società informatica, che si è trovato, da un momento all’altro, a cambiare il proprio ruolo, passando dall’operatività, volta all’assistenza al cliente, a un ruolo di responsabilità all’interno dello stesso team.

Un ruolo nuovo, ricoperto all’interno di un’organizzazione sottorganico, che non ha avuto il tempo di pianificare il cambiamento.

Un passaggio repentino, che ha destabilizzato l’interessato, trovatosi a gestire un c.d. “doppio legame”:

  • da una parte i colleghi, oggi suoi subordinati, con i quali aveva instaurato un ottimo rapporto interpersonale;
  • dall’altra la direzione, che gli aveva dato fiducia e che si aspettava ottime performance in termini qualitativi e quantitativi.

Un equilibrio difficile da trovare, soprattutto nel caso dell’interessato.

Un soggetto empatico, orientato alle persone e fortemente in azione per la risoluzione di problemi operativi.

Tutte competenze positive che, però, se non correttamente comprese, gestite e indirizzate verso obiettivi eccellenti, possono trasformarsi in un boomerang, facendo cadere le persone nella trappola della “reazione”.

Una reazione istintiva, che porta a fare sempre di più, all’aumentare delle richieste.

Dov’era il problema

Il problema nasceva dal fatto che il soggetto interessato non voleva scontentare e deludere nessuno.

E, quindi, per:

  • paura di non essere all’altezza;
  • paura di deludere le aspettative;
  • paura di chiedere aiuto ai colleghi;
  • paura di scontentare i clienti;

si è fatto carico di tutto.

La paura è un’emozione straordinaria, che ognuno di noi ha provato nella vita e che ci ha salvato spesso da situazioni di pericolo.

Ma, è anche un ostacolo.

Non avere il tempo di fermarsi per accoglierla, comprenderla, gestirla e indirizzarla dopo averla trasformata in coraggio, può causare qualche grattacapo.

Proprio come nel caso di questo responsabile, che non si è fermato a comprendere il significato del nuovo ruolo e ha aggiunto, alle attività operative svolte in precedenza, quella di coordinatore, formatore e responsabile.

Uno zaino pesante.

Talmente pesante, che l’ha portato a camminare ininterrottamente davanti a tutti.

Giorno e notte. 7 giorni su 7:

  • senza sapere dove andare;
  • senza un obiettivo da raggiungere;
  • senza guardare la mappa;
  • senza pensare al miglior sentiero da imboccare;
  • senza pensare a liberare lo zaino da pesi inutili;
  • senza conoscere il contenuto degli zaini dei compagni di viaggio;
  • senza condividere la strategia con gli altri;
  • senza suddividere equamente i carichi.

Ma, più aumentavano le ore di lavoro svolte, più i problemi si acuivano:

  • I collaboratori, non si sentivano ascoltati e supportati ma sostituiti da un responsabile che non gli permetteva di crescere;
  • La direzione, che su pressione dei clienti esterni, lo incalzava, sollecitando più autonomia, responsabilità e organizzazione dell’intero team;
  • La famiglia, che non riusciva più a godere del tempo libero con lui;
  • Il suo corpo, che iniziava a fare le bizze per un eccesso di fatica ormai protratto nel tempo.

Uno schema disfunzionale evidente, messo in atto con l’idea di fare bene ma che, in realtà, stava portando a fare male alle persone.

Proprio a quelle persone a cui lui teneva tanto e che cercava di salvaguardare.

Qual è stato l’intervento

L’intervento è stato strutturato in due step:

  • Durante il primo step, è stato utilizzato un 360°, ossia un assessment per misurare la leadership del soggetto. Trattandosi di un 360°, è stato somministrato un questionario, validato scientificamente, per valutare:
    • sia la percezione del somministrato in termini di relazioni, organizzazione, competenze e intelligenza emotiva;
    • sia la percezione di tutti gli altri soggetti con i quali interagiva quotidianamente nell’espletamento della propria attività lavorativa. Nello specifico: colleghi, subordinati e direzione.
  • Durante il secondo step, l’intervento ha previsto 4 sessioni di coaching che sono state utili per accompagnare il soggetto, dopo la restituzione dell’assessment, alla consapevolezza dello schema disfunzionale messo in atto e alla ricerca di una soluzione concreta per iniziare un cambiamento per il benessere di tutti i soggetti coinvolti.

Qual è stato il vantaggio

La scoperta.

Il risveglio dopo il momento di difficoltà che aveva assopito i sensi di questo soggetto.

Durante la restituzione e l’attività di coaching, infatti, il responsabile è riuscito a vedere lo schema disfunzionale.

Si è reso conto che, continuare a camminare davanti a tutti, con quello zaino così pesante, non portava a nulla.

Ed è così che si è fermato, prendendosi il tempo necessario per comprendere il vero significato della parola “responsabile”.

Ha iniziato a:

  • utilizzare la delega fiduciaria;
  • lavorare per priorità;
  • prestare un ascolto attivo;
  • sostenere le persone senza sostituirsi a loro;
  • coordinare i lavoratori;
  • educare i clienti;
  • fidarsi del suo team;
  • trovare il tempo per formare le persone;
  • mantenere una posizione forte davanti a richieste improponibili;
  • trovare il tempo per la propria famiglia e i propri interessi personali;
  • rispettare il proprio fisico senza andare oltre.

Oggi, questo responsabile ha continuato il suo cammino con la sua squadra.

È una persona equilibrata.

Ha ritrovato il piacere e la passione per il proprio lavoro.

Le persone intorno a lui lo guardano con occhi diversi. Lo seguono.

Sanno dove stanno andando e perché lo stanno facendo.

Ora, tutto è più chiaro.

Lo stratagemma di “partire dopo per arrivare prima” ha funzionato anche questa volta.

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