I dati sono come l’acqua: si trasformano e cambiano stato

Ogni mese elaboriamo migliaia di dati.

Siamo talmente subissati dai numeri, che ci limitiamo a gestirli come automi per estrarre quelle quattro informazioni che il cliente ci chiede.

E il resto? Cosa ce ne facciamo?

Nulla, rimangono immagazzinati nei nostri archivi fino al momento della loro cancellazione definitiva.

Un valore disperso al vento per il solo fatto che non abbiamo il tempo di pensare al loro utilizzo.

È un po’ come buttar via l’acqua avanzata dopo che il cliente si è dissetato con qualche sorso.

È vero che l’acqua serve per dissetarsi, ma è anche vero che può servire per qualcos’altro di altrettanto importante e interessante.

Pensiamo ai diversi stati (liquido, solido, gassoso) che l’acqua può assumere a seconda della temperatura a cui la stessa viene esposta.


Se il cliente non ci richiede in modo esplicito del ghiaccio, non è detto che non l’apprezzi in una giornata particolarmente afosa!


Perché, quindi, non pensare a come riutilizzare le migliaia di dati che immagazziniamo nei nostri archivi alla fine di ogni mese?

Perché non restituire valore al cliente, offrendo una chiave di lettura differente, trasformando numeri statici in qualcosa di diverso rispetto l’iniziale utilizzo?

L’analisi dei dati e la lettura strategica, permetterebbe di dare un significato oggettivo a quelle che solitamente definiamo “sensazioni di pancia”.

Pensiamo, a titolo esemplificativo, a quante informazioni utili potrebbe acquisire il cliente, incrociando una reportistica sull’assenteismo dei lavoratori con un’analisi di clima aziendale.

Pensiamo anche all’importanza, nel caso in esame, all’impatto economico dell’assenteismo nel bilancio dell’azienda e a come, questo dato, potrebbe tramutarsi in un punto di partenza per effettuare azioni mirate (formative o consulenziali) atte a contrarre il costo del lavoro.

Costo del lavoro che, magari, non si limiterebbe al solo assenteismo aziendale (causa diretta) ma anche, eventualmente, ad un elevato turnover e/o ad un accumulo di ore improduttive dei lavoratori concentrati, per la maggior parte del loro tempo, a lamentarsi dell’ambiente di lavoro malsano, invece che degli obiettivi da raggiungere.

È solo un esempio, come spunto di riflessione, per paragonare i dati all’acqua e alla possibilità di cambiare il loro stato.

Infatti, mentre presi singolarmente, possono non assumere un grande significato, se estrapolati e raffrontati con altre informazioni, possono trasformarsi in qualcosa di diverso e sublime, proprio come il vapore e il ghiaccio.

Sandra Paserio – Consulente Strategico del Lavoro

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