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Ep. 6 – Un passo indietro per guardare oltre

Se ti sei perso gli episodio precedenti ascoltali ora: episodio 1, episodio 2, episodio 3, episodio 4, episodio 5.

Quando si accende una lampadina e vedi il futuro, assapori la speranza.

L’energia pervade il tuo corpo, l’adrenalina è in circolo.

La tua mente è proiettata in avanti. Alterni momenti di ottimismo a momenti di paura.

Vorresti essere lì, nel tuo immaginario, nel futuro. Ma ti rendi conto delle catene che ti legano.

È quello il momento della frustrazione.

Quando ti rendi conto che hai bisogno di acquisire nuove competenze, ma non ne hai il tempo.

I clienti chiedono ancora di te. I tuoi collaboratori hanno bisogno della tua presenza, della tua approvazione, della tua guida.

Nonostante il percorso di crescita e cambiamento, ti rendi conto che non è sufficiente quello che hai fatto.

Hai bisogno di un alter ego, una persona di fiducia che condivida il tuo progetto.

Una persona con le carte in regola, alla quale affidare i tuoi clienti e i tuoi collaboratori.

Ed è lì che ti rendi conto del potere della mente.

Ai tempi, non sapevo nulla di strategia. Non avevo ancora frequentato la scuola di Coaching e Problem Solving Strategico ma, in modo naturale, feci come Alessandro Magno.

Alessandro Magno, era uno stratega.

Durante una delle sue imprese in Oriente, insieme al suo consiglio di guerra, formato non solo da militari ma da ingegneri, sapienti e filosofi, si trovò davanti a una fortezza inespugnabile.

Era incastonata sulla vetta di una montagna e difesa ai lati da altre due vette.

Le pareti erano lisce. L’unico accesso alla fortezza era rappresentato da un sentiero molto stretto.

Percorrere quella strada avrebbe rappresentato un rischio troppo alto, che non era il caso di correre.

In un primo momento sembrava non ci fossero soluzioni, poi il pensiero di Alessandro Magno si spostò da “come conquistare la fortezza” a “come raggiungere la vetta”.

Questo permise al consiglio di guerra di spostare il focus per lasciare il posto all’intuizione.

I pioli che sorreggevano le tende, si trasformarono in strumenti per scalare la parete. Attraverso l’anello, i militari fecero scorrere le funi e, una volta che i pioli furono piantati nella roccia, fu possibile effettuare la scalata in sicurezza, fino a raggiungere la cima.

Senza saperlo, avevano inventato la scalata in cordata.

Quando raggiunsero la vetta, le guardie della fortezza furono prese all’improvviso. Lo stupore fu talmente grande che si arresero immediatamente.

La conquista passò alla storia come un’impresa che rappresenta appieno una strategia efficace volta a trovare soluzioni semplici a problemi complessi.

Infatti, è proprio quando la determinazione e la flessibilità si incontrano con la capacità di problem solving, che l’impossibile diventa possibile.

Una magia che nasce dall’esplosione delle risorse innate, spesso assopite negli anni, che ognuno di noi possiede.

Ma, torniamo alla mia storia.

Proprio come Alessandro Magno, quindi, in modo del tutto inconsapevole, spostai il focus da “come creare uno studio più innovativo” a “come trovare una persona a cui trasferire il mio sapere”.

Ed è così che guardai con curiosità ai giovani che incontrai nel mio cammino professionale.

Ero alla ricerca di talenti da far crescere all’interno dello studio.

Inconsciamente mandai un input al mio cervello che, a sua volta, si attivò.

Alla fine, trovai quello che cercavo.

In quel periodo avevo assunto la carica di segretario dell’ordine dei consulenti del lavoro e mi venne proposto di gestire il “gruppo giovani”.

Accettai sono entusiasmo.

Ho sempre visto nei giovani il futuro della nostra professione. La loro energia, vitalità e la sete di sapere mi riempiono il cuore.

Ed è proprio in uno di questi incontri che conobbi Giulia.

Rimasi stupita della sua abnegazione. Puntava all’eccellenza in tutto quello che faceva. La misi alla prova e compresi che era una persona affidabile, con le idee chiare e grandi potenzialità.

La coinvolsi nel progetto. Mi sentivo che era la persona giusta.

A quel punto spostai nuovamente il focus.

Investii il mio tempo e le mie energie per trasformare quella fanciulla in una bellissima farfalla colorata, che potesse spiccare il volo.

Le insegnai tutto quello che sapevo. Alla sera ci fermavamo spesso dopo il lavoro. Parlavamo del suo percorso di crescita e mi trasformavo nel suo coach.

Il mio ruolo era cambiato. Non ero più una professionista. Ero un leader che aveva il compito di crescere un altro leader.

Stavo trasferendo lo scettro, mettendo in sicurezza clienti e collaboratori.

Un’esperienza unica, mistica, che ha funzionato grazie all’impegno di questa giovane donna che ha saputo cogliere quell’opportunità. Si è fidata e si è impegnata con passione e determinazione in un progetto, dai contorni sbiaditi, ma illuminato da un forte bagliore.

Proprio partendo da qui, da questa esperienza personale, che vorrei dare un messaggio a tutti gli imprenditori con qualche capello bianco, che hanno dedicato la vita alla loro azienda e ora sono chiamati a cambiare il proprio ruolo.

La paura di perdere lo scettro li porta a mantenere lo status quo.

Vogliono fare il bene dell’azienda ma poi, nei fatti, non lo fanno.

A ottant’anni sono ancora lì, i primi ad arrivare in azienda. A illudersi che gli altri non ce la fanno senza di loro.

Un autoinganno disfunzionale che non permette all’azienda di innovarsi.

È a loro che vorrei porre alcune domande:

  • Qual è il motivo per cui avete costituito la vostra azienda?
  • Qual è il piacere che traete ogni giorno, quando varcate la porta della vostra organizzazione?
  • Potreste provare lo stesso piacere, insegnando ad altri come diventare i leader di domani?
  • Vorreste essere ricordati, come coloro che hanno permesso di dare continuità alla vostra azienda o coloro che l’hanno portata all’estinzione?

Domande forti. Potenti.

Che servono per rompere uno schema e affrontare quella paura che io stessa ho provato.

Per farlo, occorre partire dalle proprie emozioni cambiando quello che è il proprio punto di vista. Non vedere questo cambiamento come a una perdita di potere, ma come la conquista di un potere più grande.

Oggi Giulia è un’eccellente professionista. Quel ruolo le calza a pennello.

Delegare competenze tecniche, è la cosa giusta.

Quella che bisogna tenersi stretta è l’esperienza, per trasformarla in saggezza e usarla nella guida del cambiamento aziendale.

Un passo indietro del nostro IO per un NOI più forte.

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