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Ep. 7 – Trasformare il vuoto in pieno

Se ti sei perso gli episodio precedenti ascoltali ora: episodio 1, episodio 2, episodio 3, episodio 4, episodio 5, episodio 6.

Per trasformarmi in un agente di cambiamento dovevo prepararmi.

Fiutavo ogni corso. Ero alla ricerca di nuove competenze.

L’obiettivo era quello di comprendere meglio le persone, il loro modo di pensare, di agire e le leve necessarie per muoverle.

Ed è così che mi iscrissi alla scuola per diventare Business Coach.

Imparai il vero significato dell’ascolto attivo, della comunicazione efficace, della capacità di andare in guida e di quello che rappresentava il magico mondo delle emozioni.

La programmazione neuro linguistica mi affascinava.

Quel mondo era come le ciliegie. Più ne assaporavo le potenzialità e il mistero, e più mi affascinava. Un corso tirava l’altro. Andavo alla ricerca di tasselli, pezzi del puzzle da mettere insieme per comprendere la mente umana.

Un’immagine che ogni giorno prendeva forma, anche se non era sufficiente a comprenderne i dettagli.

Mi serviva un modello ripetibile, replicabile e autocorrettivo.

Avevo bisogno di strumenti per mettere a terra quello che avevo appreso.

Nelle aziende non c’era il tempo sufficiente per accompagnare le persone in un percorso di consapevolezza.

Mi iscrissi al Master di Problem Solving Strategico Aziendale. Il modello utilizzato dal Prof. Giorgio Nardone, noto psicologo e psicoterapeuta italiano, si basa su tecniche brevi strategiche e sull’analisi delle tentate soluzioni che ostacolano la risoluzione del problema stesso. Tecniche, inizialmente usate in terapia, ma poi allargate alle organizzazioni.

Era proprio quello che cercavo. Una scoperta importante, che determinò la svolta trasformando qualcosa di aleatorio in una metodologia concreta applicabile in tempi brevi.

Dopo il master, continuai il percorso.

Tutto il mio tempo libero era canalizzato a frequentare corsi, a leggere libri ed approfondire tematiche collegate alla gestione e allo sviluppo delle risorse umane.

Ascoltai con entusiasmo le storie raccontate dai responsabili HR delle multinazionali associate ad AIDP, l’associazione dei direttori del personale. I loro racconti mi trasportarono in un mondo diverso rispetto la consulenza del lavoro tradizionale. Parlavano di cambiamento, mappatura delle competenze, attrazione di talenti, percorsi formativi strutturati e assessment per facilitare la selezione del personale.

Ed è grazie a loro che compresi che quel mondo, quelle soluzioni e quei percorsi potevano essere revisionati e riproposti alle PMI.

Dovevo trovare il giusto equilibrio tra costi e benefici. Non potevo andare dalle PMI chiedendo un investimento cospicuo. La cultura imprenditoriale era ancora legata alla macchina, alla produttività, ai numeri e a risultati a breve termine. Far passare messaggi più complessi e far percepire un investimento sulle persone come un modo per distinguersi sul mercato, non lo vedevo percorribile.

“Misurare” divenne la chiave di lettura.

Dovevo trovare un modo per rendere tangibile l’intangibile, ed è così che la misurazione del ROI (Ritorno sull’Investimento) divenne un punto focale. Avevo bisogno di acquisire competenze e strumenti per misurare il miglioramento delle persone.

Mi approcciai quindi al mondo dell’assessment. Iniziai con Six Seconds, una multinazionale con esperienza consolidata. Mi avvicinai, quindi, all’intelligenza emotiva e al mondo delle neuroscienze per poi allargare il raggio d’azione alla mappatura delle competenze e del potenziale della Scuola di Palo Alto.

Un mondo affascinante, magico e infinito, che mi ha insegnato diverse cose:

  1. La prima lezione è che nulla succede per caso. La nostra capacità di rimanere focalizzati sull’obiettivo, ci permette di trovare sul nostro cammino: persone, dati e informazioni utili per raggiungere la meta e mettere luce all’immagine sbiadita del momento;
  2. La seconda lezione è che bisogna aprirsi all’ignoto e allenarsi continuamente. La curiosità di imparare cose nuove e giocare ogni giorno una partita diversa, permette di ampliare il raggio d’azione; si parla infatti di plasticità del nostro cervello. Un cambiamento geometrico esponenziale che travolge qualsiasi cosa: noi stessi, la nostra vita privata e quella lavorativa.
  3. La terza lezione è che non ci si può improvvisare. Per essere credibili occorre investire tempo e risorse in competenze e professionalità.
  4. La quarta lezione è che la passione, la voglia di condividere e aiutare le persone, sono un’arma vincente. Aver chiaro qual è il nostro perché, ossia il motivo per cui facciamo le cose, permette di metterci in moto. Ognuno di noi è disposto a sacrificare il proprio tempo se c’è qualcosa di più grande che lo anima; qualcosa che lo muove.
  5. La quinta lezione è la capacità di diventare un moltiplicatore del sapere, un leader che cresce altri leader. Per farlo, ho imparato che bisogna acquisire diverse competenze. Saper:
    1. Rallentare
    1. Ascoltare
    1. Fermarsi ed analizzare cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato
    1. Fidarsi delle persone
    1. Condividere e trasmettere il proprio sapere
    1. Lasciar andare, consapevoli che il vuoto che inizialmente provi quando passi lo scettro, diventa il pieno per i futuri leader.
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