Preparazione al cambiamento e all’antifragilità

Voglio raccontare una storia.

La storia di un imprenditore, Gianni, che in un momento storico di grande cambiamento, ha rivisto il film della sua vita lavorativa.

Un film durato 50 anni e che è bello rivedere per comprenderne il passato e proiettarne il futuro.

 

 

La storia di Gianni

Gianni è un imprenditore.

Un uomo coi capelli bianchi che trasuda saggezza.

Le rughe gli segnano il viso ma gli occhi esprimono l’entusiasmo del sognatore.

Continua a fare domande. Non smette mai di parlare. Vuole capire.

Non ho mai visto nessuna persona con questa apertura mentale e questa curiosità.

È uno spettacolo della natura e sono attratta dalla sua storia.

Una storia che mi stacca dal ruolo di professionista per immergermi in quello imprenditoriale.

Mi racconta di quando ha mosso i primi passi nel mondo aziendale.

Era giovane, aveva una voglia matta di mettersi in gioco.

Ha fatto ogni sorta di lavoro.

Da ognuno ha tratto un insegnamento che ha portato con sé.

Un arricchimento continuo che gli ha fatto comprendere l’importanza del lavoro, le difficoltà di ogni ruolo all’interno dell’azienda, quelli che erano i conflitti e le dinamiche del team.

Un percorso di crescita personale e professionale che gli ha permesso di guidare l’azienda verso un cambiamento culturale e verso l’antifragilità.

 

Iniziamo la sua storia e riavvolgiamo la bobina del film.

 

Preparazione al cambiamento e all’antifragilità

Giovanni, per gli amici Gianni, racconta il periodo della sua vita lavorativa in cui ha fatto lo spettatore.

“Ho lavorato per anni per diversi imprenditori”, esordisce.

“Ho svolto i lavori più umili. Ho osservato e ho arricchito il mio bagaglio culturale.

Ho fatto come l’alunno durante gli anni di scuola. Ho imparato.

Mi sono sporcato le mani e ho metabolizzato le dinamiche del mondo del lavoro.

Mi sono specializzato, ho messo da parte qualche soldo per iniziare la mia attività.

Qualche attrezzo, uno scantinato e tanta fame. Fame di sapere, di scoprire, di costruire e di fare.

Dopo qualche anno, mi ha dato una mano qualche aiutante.

Ragazzi giovani, abituati ad eseguire, ma ai quali ho sempre portato rispetto”.

 

Mentre mi parla i miei pensieri volano al momento in cui, per la prima volta, ho messo piede in quell’azienda.

Rispetto. Un valore che ho respirato nell’aria appena varcata la soglia.

Aleggiava ovunque. Una cultura basata sul fatto che ognuno è un tassello importante.

Una persona da rispettare, indipendentemente dal ruolo che ricopre e dal lavoro che fa.

 

Torno con la mente a Gianni e continuo ad ascoltare le sue parole.

“Da allora le cose sono cambiate. È cambiato il mercato. Sono cambiate le persone.

È cambiata la relazione tra le persone.

Con questo non voglio dire che prima era sempre tutto uguale. Questo no.

Il cambiamento c’è sempre stato. Non è quello che mi spaventa.

Oggi mi spaventa la velocità del cambiamento. Una velocità che ci obbliga a diventare flessibili ma soprattutto antifragili.

Dobbiamo allenarci.

Dobbiamo essere pronti quando arriveranno altri cigni neri come questo coronavirus.

Non possiamo farci trovare impreparati un’altra volta”.

 

E proprio mentre parla di paura, ecco che, inconsapevolmente, si alza e si dirige verso il divano dell’ufficio.

Una reazione che lo allontana da qualcosa che lo turba, da quell’emozione apparentemente scomoda ma, che una volta gestita, si trasformerà in coraggio.

 

Gianni si siede sul divano, fa un lungo respiro e continua il suo racconto.

“Un tempo il successo della mia azienda dipendeva esclusivamente da me, dalla mia intuizione, dalla mia capacità di decidere e di rischiare.

I miei dipendenti erano uno strumento, un mezzo per raggiungere gli obiettivi aziendali.

Obiettivi che venivano definiti con molto semplicità, senza una strategia definita, senza una pianificazione dettagliata.

Il rapporto con i dipendenti era chiaro.

Io dicevo cosa fare, come farlo e in che tempi.

Loro eseguivano gli ordini e adottavano le procedure che gli dicevo di seguire.

Il rapporto gerarchico metteva fine ad ogni discussione.

Oggi, il contesto è cambiato.

La tecnologia ha permesso alle persone di informarsi, di conoscere e di aprirsi al mondo.

Oggi, le persone vogliono capire, vogliono sapere e vogliono risposte.

Se non condividono quello che devono fare, lo dicono.

Ti rispettano e ti seguono se gli dimostri, con i fatti, che sei un leader.

E oggi, guidare un’azienda in un mercato incerto e fortemente complesso non è semplice.

Quindi, col tempo, ho imparato ad alzare l’asticella.

Ho compreso che il successo dell’azienda dipendeva sempre meno dalla mia capacità tecnica e sempre più dalla capacità di trasmettere alle persone la visione, la storia e i valori dell’impresa.

Ho iniziato a pensare in modo diverso e a focalizzarmi sul benessere delle persone, per intraprendere un percorso di cambiamento.

Un cambiamento culturale per rendere la mia azienda meno vulnerabile e pronta ad affrontare le sfide di un mercato sempre più incalzante”.

 

La storia di Gianni continuerà nelle prossime pubblicazioni, ti aspettiamo la prossima settimana con #storiediunimprenditore

Episodio 2

Episodio 3

Episodio 4

Episodio 5