Il primo piccolo passo verso un cambiamento necessario

Apro la porta della sala riunioni e mi posiziono, in disparte, su una poltroncina in pelle nera.

I partecipanti sono seduti intorno al tavolo e stanno aspettando che il manager apra le danze.

In qualità di consulente di processo, il mio compito, in questa fase, è osservare.

In silenzio, lascio che la riunione si svolga come di consueto.

Ogni gruppo riproduce, in modo stabile e regolare, uno schema funzionale (o disfunzionale) dettato dall’ambiente, da regole interne, più o meno esplicite, e da usi e consuetudini tipiche della cultura aziendale.

Continuo ad osservare con attenzione e, prima della fine della riunione, ecco delinearsi i ruoli e le relazioni interpersonali che intercorrono sia tra i membri del gruppo che tra i singoli partecipanti e il compito da assegnare:

Marco (i nomi sono chiaramente inventati) domina la conversazione, tentando di imporre il suo punto di vista senza ascoltare nessun collega;
Giorgia rimane in disparte, osserva, ascolta e parla solo quando interpellata;
Paolo interrompe continuamente i colleghi e, nel tono della voce, traspare tensione e nervosismo;
Daniele interviene nelle discussioni, ironizzando e facendo battute per calmare le acque;
Nicola alza la voce e contesta qualsiasi soluzione prospettata dai colleghi, senza esprimere il suo vero pensiero;
Marta ha uno sguardo smarrito e cerca di farsi piccola sulla sedia, senza proferir parola;
Il manager, perde il controllo della situazione e, invece di gestire gli eventi, sono gli eventi che gestiscono lui.

Un gruppo di lavoro che, consciamente o inconsciamente, manipola sia il processo che il contenuto.

Questo è un caso evidente dove le difficili relazioni interpersonali, l’assenza di regole e di leadership hanno compromesso la buona riuscita dell’incontro, lasciando che la conflittualità interna e l’anarchia più totale, li allontanasse da un risultato concreto e misurabile.

Il tempo programmato per la riunione è volto al termine.

L’ODG è spuntato nel primo punto; il resto, rimane lì, scritto nero su bianco.

Una lista di problemi inevasi da ripresentare alla prossima riunione.

Ma, siamo sicuri che la prossima volta sarà diverso?

Difficile da pensare in mancanza di un cambiamento culturale.

C’è tanto lavoro da fare ma, tutto ciò che è possibile, è realizzabile.

Basta la voglia di migliorare, facendo il primo piccolo passo concreto verso un nuovo modo di relazionarsi per raggiungere obiettivi mirati e condivisi.

Sandra Paserio – Consulente Strategico del Lavoro -Coach