Collaboratori critici? Cambiamogli il cappello e trasformiamoli in consiglieri

Walt Disney, per realizzare i suoi capolavori, assumeva sempre tre ruoli: il sognatore, il realista e il critico.

Sosteneva che:

  • il sognatore, senza un realista, non è in grado trasformare l’idea in realtà;
  • il sognatore e il realista, insieme, potrebbero raggiungere l’obiettivo ma, senza un critico, non riuscirebbero a raggiungere l’eccellenza;
  • un critico, senza un sognatore e un realista, sarebbe solo un rompiscatole.

Ciò significa che, tutte e tre le figure, sono indispensabili nella realizzazione di un obiettivo o nella soluzione di un problema.

Non spaventiamoci quindi, se al nostro tavolo sono seduti dei critici che contestano il nostro lavoro.

Capiamo solo chi sono questi soggetti.

Osserviamoli con attenzione.

La loro postura è ad angolo. Gli occhi e la testa sono rivolti verso il basso e in modo leggermente inclinato. Sono pensierosi e spesso si toccano il mento o il viso con una mano.

Individuati! Ma, che tipo di critici sono?

  • Di quelli che attaccano direttamente la persona nella sua identità?
  • Di quelli che cadono nel criticismo quando parlano?
  • O infine di quelli che analizzare tutto quello che potrebbe accadere nel momento in cui opti per una determinata soluzione?

Una volta che li identifichiamo come quelli dell’ultima categoria, cerchiamo di carpire maggiori informazioni e, prima di etichettarli come “quelli negativi” o “catastrofici”, ricordiamoci di Walt Disney e diamo loro l’opportunità di trasformarsi in consiglieri.

Ricordiamoci che, se siamo realisti o sognatori, il punto di vista dei critici (quelli però che celano valori ed effetti positivi!) è manna dal cielo.

Mettiamoci quindi all’opera, ristrutturando le loro parole e ponendo delle domande che inizino con il “come”.

Facciamo un esempio: se davanti ad una nostra proposta di modifica di una procedura operativa, un nostro collaboratore esordisse con un “non funzionerà mai”.

Fermiamoci e vediamo di contestualizzare quella che è palesemente una generalizzazione verbale.

Poniamo delle domande, tipo:

come fai a sapere che non funzionerà mai?”

come, secondo te, andrebbe modificata la procedura affinchè funzioni?

In questo modo otterremo diversi risultati:

  • quello di togliere il cappello di “rompiscatole” al mio collaboratore, mettendogli quello di “consigliere”;
  • quello di far tesoro di un diverso punto di vista, raccogliendo informazioni utili per apportare delle modifiche di miglioramento alla procedura operativa interna;
  • quello di potenziare la leadership e i rapporti interpersonali, tramite un ascolto attivo;
  • quello della leva motivazionale, che porterà la persona ad effettuare, anche in un futuro, delle critiche costruttive;
  • quello del “reframing” ossia del cambiamento della cornice trasformando la critica in un’opportunità.

Davanti ad una critica costruttiva quindi, non sbuffare: rallenta, semplifica e alleggerisci!

Sandra Paserio – HR Problem Solver – Consulente del Lavoro – Coach Professionista

da critico a consigliere, studio paserio