Colloquio di dimissioni: un’opportunità per le imprese

Perché un dipendente decide di rassegnare le proprie dimissioni?

  • Perché vuole cambiare vita lasciando alle spalle un lavoro che non lo soddisfa
  • Perché ha raggiunto un livello di stress lavorativo che non riesce più a gestire
  • Perché ha ricevuta un’offerta di lavoro più interessante in termini economici o di crescita professionale
  • Perché è demotivato
  • Perché vuole dimostrare a sé stesso quanto vale in quanto ha la sensazione di essere sottovalutato o sottoutilizzato
  • Perché non sopporta più le angherie del suo capo
  • Perché ha deciso di dedicare più tempo alla famiglia vista la difficoltà a conciliare la vita professionale con quella personale
  • Perché i colleghi di lavoro sono più squali che compagni di avventura.

Potremmo elencarne “n” di motivazioni per cui una persona decide di dimettersi.

L’importante è individuarla.

Conoscere la vera motivazione che ha portata un collaboratore ad abbandonare l’organizzazione, permette di fare delle valutazioni in termini di “azione di miglioramento”.

Il nostro obiettivo, quindi, non è quello di trovare un colpevole o giudicare la scelta di una persona, ma di valutare con attenzione l’evento al fine di far emergere eventuali debolezze dell’organizzazione o carenze relazionali.

Quali sono le mosse strategiche che dobbiamo mettere in atto al fine di evitare il ripetersi di situazioni analoghe?

  1. Mettere da parte la nostra emotività diventando un foglio bianco
  2. Raccogliere le informazioni tra i colleghi in contatto con il dimissionario
  3. Organizzare un colloquio di dimissioni con il soggetto uscente.

Il colloquio di dimissioni deve essere preparato a tavolino, proprio come un colloquio di selezione.

La persona andrà accolta in modo cordiale e le verrà chiesto un ultimo contributo per l’azienda: quello di raccontare la sua esperienza, sia in termini di clima e di relazione con i responsabili e i colleghi, sia di acquisizione di competenze e crescita professionale.

Questo permetterà di:

  • Capire la vera motivazione che ha portato il collaboratore a rassegnare le proprie dimissioni, per poi agire all’interno dell’organizzazione con un’azione correttiva
  • Individuare se esistono delle distorsioni della realtà o delle difficoltà soggettive che possono essere superate
  • Chiarire eventuali fraintendimenti
  • Presentare un’eventuale controproposta se la motivazione addotta è consona a tale fattispecie.

Sarebbe auspicabile inserire la raccolta di queste informazioni in una reportistica aziendale, al fine di analizzare il turnover e le motivazioni addotte con una cadenza annuale e pluriennale, per poi pianificare delle azioni formative e di miglioramento con i soggetti preposti.

Ritengo che i dati siano il nostro patrimonio.

Rappresentano la nostra storia e la chiave per il successo di domani.

Trasformiamo quindi il momento di criticità delle dimissioni in un’opportunità di sviluppo e di crescita per un futuro migliore.

Sandra Paserio – Consulente Strategico del Lavoro – Coach