Come dare un feedback che si rispetti

Ogni giorno deleghiamo una miriade di attività ai nostri collaboratori senza pensare all’ importanza del feedback.

Una volta affidato il compito, senza verificare che il nostro interlocutore abbia compreso le informazioni impartite, diamo per scontato che il lavoro venga svolto nei tempi e nei modi che ci siamo immaginati.

Quando ci accorgiamo che qualcosa è andato storto, chiamiamo il malcapitato dicendogli apertamente che è inaffidabile e che non ha capito nulla su come andava svolto quel lavoro.

Fermiamo l’immagine.

Guardiamo il nostro collaboratore: spalle curve, sguardo basso, un punto di domanda stampato sulla fronte e le parole che si fermano sulla punta della lingua senza trovare spazio al di fuori delle labbra. Non dice nulla, gira i tacchi ed esce dalla porta.

Fermiamo ancora l’immagine e facciamoci qualche domanda:

  • Abbiamo pensato che nel momento in cui diamo dell’inaffidabile al nostro collaboratore, stiamo attaccando la sua identità?
  • Ci siamo domandati come mai il malcapitato si è messo in una posizione di chiusura, comunicando esclusivamente con un linguaggio non verbale, evitando di spiegare il suo punto di vista?
  • È funzionale riprendere il collaboratore senza specificare, in modo preciso e dettagliato, cosa non è stato svolto secondo le istruzioni impartite?
  • Se il lavoratore è uscito dalla porta senza aver capito esattamente quali sono stati gli errori commessi, come potrà evitarli in un futuro?
  • Abbiamo pensato che, forse, il fatto che non sia stato svolto il lavoro come ci siamo immaginati è anche una nostra responsabilità visto che non abbiamo verificato la corretta comprensione delle nostre parole?
  • Che impatto può avere (per il dipendente) questo incontro da un punto di vista motivazionale?

Bene, dopo aver risposto a queste domande, passiamo ad analizzare alcuni punti che possono aiutarci.

COS’È UN FEEDBACK?

Il feedback è un’informazione, un’opinione, un punto di vista, un riscontro o una critica costruttiva che viene data al fine di ampliare la mappa del nostro interlocutore.

A me piace definire il feedback “un regalo che viene donato” perchè arricchisce la persona che lo riceve.

Non bisogna quindi confondere il feedback con il giudizio, il puro criticismo o l’attacco alla persona.

COME DEVE ESSERE DATO UN FEEDBACK?

Prima si parte da un feedback positivo (cosa ci è piaciuto, cosa abbiamo apprezzato), per poi passare alla seconda fase, che è quella del miglioramento (quali sono i punti deboli che abbiamo riscontrato, su cosa occorre lavorare, in quali aree bisogna migliorare).

Partire da un feedback positivo permette al nostro interlocutore di mettersi in una posizione di ascolto e, quindi, di rimanere focalizzato anche nel momento in cui gli faremo presente le sue debolezze e le aree di miglioramento.

Spesso sento feedback molto generici tipo: “bravo” oppure “non mi è piaciuto” oppure “potevi fare meglio”.

Ascoltiamo queste parole con le orecchie del nostro collaboratore. Non viene spontaneo chiedersi:

  • In che cosa sono stato bravo?
  • Che cosa non ti è piaciuto?
  • In che cosa potevo fare meglio?

Prima di rispondere a queste domande, rispondiamo a qualcosa di ben più importante: A COSE SERVE IL FEEDBACK?

Il feedback, visto che viene dato nell’ interesse della persona che lo ascolta, serve a:

  • Rinforzare un comportamento corretto;
  • Riorientare un comportamento disfunzionale;
  • Arricchire la mappa di chi lo riceve sulla base di altre informazione che non erano state considerate.

E, se è come un bellissimo regalo, CHI LO RICEVE DOVRÀ:

  • prestare attenzione;
  • ascoltare in silenzio;
  • far tesoro di quanto ricevuto;
  • riflettere attentamente;
  • non replicare.

Sandra Paserio – coach – consulente del lavoro – HR problem solver