Coronavirus – Cavalcare la rabbia che ci costringe a casa

L’altra emozione che sta serpeggiando in questo periodo è la rabbia.

Ma anche la rabbia, come la paura, è un’emozione utile.

Ci sta dicendo che qualcosa non ci piace, ci infastidisce. Qualcosa si sta contrapponendo tra noi e l’obiettivo da raggiungere.

Comprendere la causa scatenante delle emozioni che stiamo provando, anche se apparentemente scomode come nel caso della rabbia, ci permette di riprendere in mano le redini.

Prima che il nostro senso di disagio, di irritazione e di fastidio si trasformi in ira, dobbiamo imparare ad ascoltare.

La rabbia, come la paura, infatti, se non ascoltata aumenta d’intensità. È subdola. Indebolisce la nostra capacità di decisione, trasformando la nostra emozione in una guerra interiore.

Accecati dalla rabbia ce la prendiamo con noi stessi e con gli altri. Per un nonnulla esplodiamo o ci rodiamo il fegato. Perdiamo la nostra lucidità.

Ecco perché in questo periodo emergenziale dove la mancanza di libertà causata dalle norme restrittive si porta a un senso di frustrazione, bisogna imparare a navigare le emozioni.

Cosa ci manca in questo periodo?

Ci manca la libertà di fare una passeggiata, di viaggiare, di uscire fuori a cena, di fare un aperitivo con gli amici o di passare delle ore con le persone care.

Ci manca la libertà di scegliere cosa fare, come farlo e quando farlo.

Noi, abituati a correre e a produrre, oggi ci troviamo chiusi in casa a pensare.

Una situazione paradossale.

Talmente paradossale che per alcuni potrebbe trasformarsi in qualcosa di letale.

Ecco perché è importante comprendere come gestire queste emozioni.

Cosa fare?

Per prima cosa ascoltiamo quello che sta succedendo dentro di noi.

Comprendiamo come questa rabbia si alimenta, di cosa si nutre e come si evolve.

Ascoltiamo il nostro corpo.

Una volta compresa, impariamo a canalizzarla, facendola defluire.

Proprio come un fiume in piena, che scorre veloce trascinando con sé ogni tipo di detrito, portiamo la rabbia verso il mare aperto. Senza combatterla. Senza fermarla ma agevolandone il decorso.

Tornando all’emergenza epidemiologica, la rabbia causata dal coronavirus possiamo imparare ad abbracciarla e a cavalcarla.

Ma come si può cavalcare la rabbia?

Come disse Nassim Nicholas Taleb, filosofo, saggista e matematico libanese, occorre imparare a porsi nel modo giusto davanti al “cigno nero”, ossia l’evento imprevisto e imprevedibile di grande portata.

Non possiamo prevedere quello che accadrà nella nostra vita ma possiamo rafforzarci e diventare antifragili per affrontare le avversità e le sfide che la vita ci riserva.

E sicuramente il coronavirus è il nostro cigno nero.

Un evento imprevisto e imprevedibile di grande portata che ci sta destabilizzando, ma da cui stiamo imparando molto.

Stiamo imparando a:

  • a conoscere meglio noi stessi
  • a dedicare tempo a fare cose che non avremmo mai fatto nella normalità della vita quotidiana
  • a guardare le cose in modo diverso
  • a riscoprire il piacere di leggere un buon libro
  • ad ascoltare il silenzio
  • a cucinare qualche piatto ricercato
  • a scoprire nuovi modi per riprenderci la nostra libertà.

Riprenderci la libertà.

È qui il nocciolo della questione. Se le restrizioni ci creano rabbia, impariamo a cavalcare questa rabbia e a trovare soluzioni alternative per non subire la restrizione ma per rimanere liberi.

In un modo diverso, ma liberi. Imparando a cavalcare la nostra tigre:

  • Ci manca la libertà di fare un aperitivo con gli amici? Inventiamoci un “ape online”
  • Ci manca la libertà di fare una cena fuori? Colleghiamo le videocamere e organizziamo una “cena dentro” con i parenti
  • Ci manca la libertà di fare una passeggiata e fare movimento? Trasformiamo il nostro salotto in una palestra
  • Ci dicono che non possiamo andare a lavorare? Trasformiamoci in fantastici smart workers.

Questo è il modo per gestire la rabbia.

Questo è il modo per dare importanza a questo coronavirus.

Questo è il modo per rafforzare la nostra intelligenza emotiva, diventare più forti e uscirne vincenti.

 

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