Partire da un sistema per arrivare alle persone

Voglio raccontare una storia.

La storia di un imprenditore, Gianni, che in un momento storico di grande cambiamento, ha rivisto il film della sua vita lavorativa.

Un film durato 50 anni e che è bello rivedere per comprenderne il passato e proiettarne il futuro.

 

Se ti sei perso il primo, secondo, terzo e quarto episodio

 

 

Sono tornata da Gianni. Varcata la soglia dell’azienda, guardo l’orologio.

Le lancette sembrano bloccate.

Non vedo l’ora di sentire l’ultima parte della sua storia. Quella legata al benessere delle persone all’interno di un sistema sostenibile dove Leadership, Strategia e Organizzazione sono in perfetto equilibrio.

 

Gianni arriva, mi saluta e mi accompagna in sala riunioni, dove finisce la sua storia:

“Voglio parlare delle risorse umane che lavorano in questa azienda. Sono meravigliose. Ognuna con la sua identità. Ognuna con la sua specializzazione, ma unite dallo stesso scopo: lavorare bene.

Esiste un patto non dichiarato tra di noi.

I vertici aziendali si occupano delle persone e fanno tutto quello che possono per farle lavorare bene e in sicurezza, e loro si occupano dei clienti”.

 

Una dichiarazione che ho sentito poche volte nelle aziende. Quasi un patto di sangue.

Incuriosita e allineata con questa visione, mi avvicino a Gianni e gli chiedo: “Mi racconti del clima aziendale e di come le cose funzionano qui da voi”.

Gianni riprende “C’è un libricino di Ken Blanchard e Spencer Johnson che si chiama –  Il Nuovo One Minute Manager –  se non l’ha letto, glielo consiglio. In poche pagine riporta, in modo simpatico, un prezioso modello di management con il quale gestire e motivare i collaboratori.

Oggi le persone cercano maggiore soddisfazione, sia nel lavoro che nella vita privata.

Quindi, per attrarre talenti e migliorare l’engagement, occorre rispondere a un bisogno.

Creare le condizioni affinché le persone stiano bene.

Non parlo solo dell’ambiente fisico, ma anche dell’aria che si respira mentre si gira per l’azienda.

Il sorriso delle persone, il modo in cui parlano, si muovono, come rispondono al telefono, come si prendono cura del cliente e come agiscono davanti a un problema o a un imprevisto, rappresentano il benessere aziendale, o meglio, rappresentano la misurazione di questo benessere”.

Certo tutti vorrebbero star bene, penso, ma mi domando “Come mai allora questo non avviene solitamente nelle aziende? Perché le persone sono sempre arrabbiate, rispondono male e non vedono l’ora di scappare appena arriva la fine dell’orario di lavoro?”.

 

Gianni mi osserva e dice “lo so cosa sta pensando, quindi arrivo al sodo. Se vogliamo che le persone stiano bene, bisogna creargli le condizioni necessarie.

Da una parte, bisogna soddisfare i loro bisogni primari, quindi sicuramente occorre garantire una retribuzione sufficiente per vivere decentemente.

Dall’altra parte, però, bisogna creare un ambiente dove le persone si sentono al sicuro, accettate per quello che sono e soprattutto libere di esprime le loro idee e dare il proprio contributo.

Il nostro compito è quello di:

  • Comunicare con trasparenza la nostra visione e i nostri obiettivi
  • Mantenere la nostra integrità
  • Essere coerenti in quello che diciamo e in quello che facciamo
  • Rendere semplice il loro lavoro mettendo a disposizioni procedure, software, strumenti e tutto quello che serve per lavorare bene
  • Rendere autonome le persone
  • Ma soprattutto, fidarci. Fidarci di loro e delle loro capacità.

Ci sono due punti che vorrei aggiungere e che mi sono particolarmente cari:

  • Il primo è la formazione. Le nostre risorse scelgono i percorsi formativi per la loro crescita e il loro sviluppo. Il nostro motto è che: “ognuno è responsabile di quello che vuole essere e di quello che vuole diventare”;
  • Il secondo è la tranquillità. Vivere con la paura di sbagliare, vuol dire non vivere.

Meglio avere persone responsabili, motivate e proattive che sbagliano, che persone che non decidono e non si espongono per paura di sbagliare.

 

Finito di parlare, mi fa vedere questo modello

 

 

e mi dice “Vede, tutto quello che le ho raccontato nei nostri incontri è raffigurato in questo modello.

Un modello formato da cerchi concentrici dove la sostenibilità tocca equamente le tre aree: Leadership, Strategia e Organizzazione.

Tutto intorno ruotano le persone.

E secondo lei, se le persone stanno bene, quale sarà il livello del servizio offerto ai nostri clienti?”

“Eccellente” rispondo io. “Proprio come negli Hotel Four Seasons dove ogni collaboratore è al servizio del cliente, indipendentemente dal ruolo o dal compito assegnato”.

“Ha colto il messaggio” risponde Gianni.

“Ma ora mi congedo. Ho parlato troppo. La invito a fare un giro in azienda. Parli con i miei collaboratori e chieda tutto quello che vuole sapere. Sono loro che le diranno come le cose funzionano qui da noi.

Ecco, adesso sa tutto.

Spero di averla ispirata, almeno in parte, perché tante volte basta cambiare il punto di vista per vedere le cose in modo diverso”.

 

Gianni esce dalla stanza e io rimango lì, in silenzio, a pensare alle sue parole.

C’è una cosa che non ha detto ma che è implicito nel suo racconto: per essere un imprenditore di successo, la prima cosa, è cambiare la mentalità.