Guardiamo il lavoro con gli occhi di un imprenditore lasciato solo

Ho sempre scritto articoli sui collaboratori e su come devono essere motivati e fatti sentire parte integrante dell’azienda, ma oggi ho toccato con mano un’altra verità: quella dell’imprenditore che, davanti alle difficoltà nella gestione di un’impresa, viene lasciato solo.

Da sempre si è cercato di tutelare il dipendente, in quanto considerato la parte debole nel rapporto sinallagmatico datore di lavoro-lavoratore. 

Ma è sempre così?

In questi anni di crisi e di cambiamento economico-finanziario, sto vedendo artigiani, commercianti, piccoli imprenditori e professionisti che si danno da fare, 100 volte di più che nel passato. Cercano nuove strade da percorrere, contattano nuovi clienti, lavorano fino a notte fonda, si adattano a fare un po’ di tutto pur di tenere in piedi la loro azienda e garantire il posto di lavoro ai dipendenti.

Persone come tante, che oggi stanno perdendo la loro dignità di uomini.

Persone che si mettono in fila davanti ad uno sportello di una banca per chiedere un finanziamento, ma si ritrovano un funzionario che, con un sorriso di convenienza e le mani incrociate sulla scrivania, risponde che non può concederlo a causa delle garanzie insufficienti.

Persone che alla sera, quando i dipendenti vanno a casa, si ritrovano seduti davanti a decine di bollette, fatture e stipendi da pagare, con uno sguardo perso nel vuoto perché non sanno che pesci pigliare.

Persone sommerse da mille problemi a causa di fatture emesse e mai incassate.

Persone abbandonate da un sistema che non funziona e che non tutela il recupero dei loro crediti. Non li aiuta davanti alle difficoltà. Non prevede nessun ammortizzatore sociale, nessun sussidio e nessun appoggio psicologico.

Persone sole, che si trovano in situazioni più grandi di loro.

Siamo sicuri, quindi, che sia il dipendente la parte più debole nel rapporto di lavoro?

Oggi, per la prima volta, ho capito quanto può costare per una persona che nella vita è sempre stata corretta e ha sempre onorato i suoi debiti, continuare a camminare a testa alta, sapendo di non riuscire a saldare tutte quelle bollette, quelle fatture e quegli stipendi, che si sono accumulati sulla scrivania.

Ho visto negli occhi di un imprenditore, la disperazione di chi è costretto a licenziare i suoi collaboratori.

Almeno i dipendenti prenderanno la naspi e avranno un sussidio per due anni. 

Ma a lui, chi ci pensa?

Non ha lavoro, ha 55 anni, la pensione è lontana e ha una famiglia da mantenere.

Ha investito tutti i suoi soldi nell’azienda e ora si ritrova con una casa ipotecata che tra poco andrà all’asta e sarà venduta a metà del suo valore.

E’ arrivato il momento di fare qualcosa anche per queste persone che sono in difficoltà.

Pensiamoci!!

Sandra Paserio – Consulente del Lavoro – HR Problem Solver

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