I ragazzi vanno capiti e non giudicati

Mi capita sempre più spesso di vedere nei giovani d’oggi stati d’animo contrastanti. 

Rabbia, smarrimento, apatia, ansia si alternando a quei brevi momenti di tranquillità e serenità che dovrebbero invece essere alla base di ogni singolo individuo.
 
Parli con loro e spesso non conoscono il motivo di questo malessere: 
– non gli piace la situazione che stanno vivendo ma non fanno a per cambiare; 
– non trovano lavorano ma non fanno a per cercarlo; 
– vorrebbero stipendi più elevati ma non si pongono obiettivi o non fanno alcun programma per aumentare le proprie competenze;
– quando c’è da lavorare il sabato e la domenica, fanno un passo indietro e dicono che non possono impegnarsi ad approfondire alcuni argomenti o lavorare perché devono uscire con gli amici…
 
Ma cosa ci sta dietro a tutto questo?
 
Me lo sono domandato e dare una risposta sarebbe veramente azzardato.
 
Mi ricordo quando eravamo piccoli noi, e quindi parlo di più di 40 anni fa, ci trovavamo in strada e ci bastava incontrarci e raccogliere pochi oggetti per inventarci un gioco e divertirci per delle ore.
Magari ci costruivamo una capanna, un’altalena o giocavamo con un elastico o ci rincorrevamo per la strada per poi divertirci con poco e a.
C’era il contatto “fisico” tra di noi, cosa che ora non esiste più o almeno è diminuito in maniera radicale.
 
I nostri ragazzi oggi giocano con i videogiochi on line, fanno i compiti in gruppo su skype, si raffrontano gli esercizi inviandosi registrazioni audio e il loro strumenti di comunicazione sono i social e il telefono (chiaramente non per telefonare…. ci mancherebbe altro…ma solo per mandarsi messaggi tramite whatsapp).
Quindi cosa è cambiato?
 
Che vivono e si raffrontano con un mondo “virtuale” che non li prepara a raffrontarsi con delle persone “fisiche” che nel mondo del lavoro chiedono e pretendono non solo che il lavoro venga svolgo secondo regole precise ma che ci si sappia comportare in un “certo modo” in un ambiente di lavoro.
 
Ma cosa vuol dire comportarsi in un “certo modo” direte voi?
 
Essere puntuali e non rimanere a letto al mattino perché si è fatto tardi alla sera con gli amici, rispondere in maniera educata ai propri superiori, utilizzare un linguaggio consono ad un ambiente lavorativo, vestirsi adeguatamente, salutare e sorridere ai clienti, essere cordiali, conoscere l’organigramma aziendale e rispettare i ruoli e le responsabilità proprie e altrui,…
 
Beh, non datelo tanto per scontato perché da quello che sto vedendo negli ultimi anni mi trovo sempre più spesso davanti a ragazzi che vanno “educati e responsabilizzati” perché non sono abituati a farlo.
 
Spesso, troppo spesso, hanno avuto alle spalle dei genitori che li hanno giustificati e loro stessi fanno fatica ad ammettere i loro errori e ad assumersi le responsabilità delle loro azioni.
 
E’ normale sbagliare ma dallo sbaglio bisogna trarne un insegnamento.
 
Non è ammesso e non è giusto esordire dicendo: io sono fatto così, chi se ne frega!!
 
Se si sbaglia, bisogna ammettere di aver sbagliato e, se si riceve una “lavata di capo,” bisogna capire che anche quella serve per crescere e per migliorarsi, altrimenti non si va da nessuna parte.
 
Non esiste un altro modo per imparare. 
 
Quindi, non giudichiamo questi ragazzi se ci sembrano menefreghisti o se non ci sembrano responsabili ma aiutiamoli a crescere.
 
Facciamogli capire che la vita è una corsa ad ostacoli e più ostacoli si superano e più ci si guarda indietro e si prova soddisfazione a guardare i risultati raggiunti.
Se vogliamo togliere questo stato di contraddizione e quindi questo malessere dal loro sguardo e vogliamo vedere gli occhi che luccicano quando parlano del loro lavoro allora sproniamoli a crearsi degli obiettivi.

All’inizio possono essere anche piccoli obiettivi che poi diventano sempre più ambiziosi, perché solo con il raggiungimento dei risultati e il raggiungimento di successi personali li aiuteremo a creare l’energia giusta che sarà il motore della motivazione.

Solo così avranno più fiducia in loro stessi e li aiuteremo a crescere!!
Sandra Paserio – Consulente del Lavoro – HR Problem Solver