Perchè è importante avere collaboratori flessibili?

Quando stiamo facendo selezione e ci troviamo davanti a un candidato da inserire nell’organico aziendale, uno degli elementi che andiamo ad analizzare è la flessibilità, ossia la capacità di adattamento ad un eventuale mutamento della realtà aziendale.

Rispetto il passato, le aziende hanno necessità di avere delle risorse umane che risultino flessibili.

Un tempo, giusto per citare il recente film di Checco Zalone, si pensava al “posto fisso”, al posto di lavoro (magari sotto casa) che veniva svolto in modo continuativo e ripetitivo magari per un’intera generazione.

Oggi non è più così. Le aziende hanno la necessità di avere persone che percepiscono il cambiamento come un’opportunità e non come un’imposizione o l’ennesimo problema posto dal datore di lavoro.

Nel momento in cui il mercato cambia e chiede alle aziende di reinventarsi o rivedere le proprie organizzazioni perché i prodotti o i servizi offerti non risultano più competitivi, l’azienda deve poter mettere in atto delle strategie nuove e in tempi brevi.

Questo è uno sforzo che viene richiesto alle aziende, ma ogni sforzo, che risulta di per sé impegnativo, si trasforma in un macigno se dietro alle quinte l’imprenditore ha un organico aziendale formato da risorse umane “poco flessibili” e “ostiche al cambiamento”.

I tempi, poi, incidono come non mai. Se ogni volta che l’impresa cambia gli strumenti, la distribuzione dell’orario di lavoro, le modalità di svolgimento delle attività, le procedure operative, i compiti e le responsabilità all’interno della struttura, si deve interfacciare con dei lavoratori che ostacolano l’imprenditore remando in una direzione diversa rispetto la rotta tracciata, si rischia di allungare i tempi e, talvolta, di affondare.

E’ per questo che oggi avere dei collaboratori flessibili è vitale per le aziende.

Direi quasi che non è neanche una scelta, ma un passo obbligato per riuscire a “stare a galla” e continuare a navigare verso la rotta tracciata con lungimiranza.

E se invece non stiamo procedendo con nuove assunzioni, ma abbiamo in forza dei lavoratori storici, cosa dobbiamo fare?

Come possiamo fare per trasformarli in “collaboratori flessibili”?

Dobbiamo comunicare apertamente. Dobbiamo coinvolgerli per spiegare:

  • quali sono le nuove esigenze che il mercato ci richiede;
  • qual è la rotta che stiamo seguendo;
  • dove vogliamo arrivare e perché;
  • quali sono i cambiamenti che saranno previsti;
  • quali sono i tempi, le modalità di attuazione (azioni);
  • quali saranno gli strumenti e gli aiuti tecnici, produttivi, organizzativi, formativi ed economici messi a disposizione dall’azienda;
  • quale atteggiamento e comportamento ci si aspetta da loro.

La resistenza al cambiamento ci sarà. Il nostro compito, in qualità di professionisti e imprenditori, sarà quello di accompagnare le persone a cambiare. Passo dopo passo. Sarà nostro compito tranquillizzarle, sostenerle e motivarle.

Se il terreno è fertile, si potranno seminare nuovi semi che daranno dei buoni frutti.

Se il terreno non è fertile, saremo costretti a cambiarlo.

A quel punto non avrebbe senso continuare a seminare, innaffiare e aspettare che crescano dei buoni frutti, perché l’unica cosa che nascerà saranno delle erbacce che contamineranno il terreno circostante.

Spiace? Sicuramente sì, ma ricordiamoci che noi abbiamo delle responsabilità.

Noi siamo gli imprenditori che devono continuare la navigazione verso la rotta prefissata per portare in salvo la nave!

Sandra Paserio – Consulente del Lavoro – HR Problem Solver

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