Reinventarsi: un modo per rinnovare la propria impresa

Ho iniziato a lavorare nel 1985 e per almeno un ventennio mi ricordo che “chi aveva voglia di lavorare, un lavoro lo trovava e poteva guadagnare senza doversi ingegnare più di tanto”.
 
Quei margini di guadagno, un po’ con la concorrenza, un po’ con la crisi economica, un po’ con il fatto che la tecnologia ha incominciato a correre molto velocemente e ha permesso di creare la possibilità di farsi conoscere in tutto il mondo (e non solo sul territorio ristretto come lo era un tempo), si sono risicati sempre più.
 
E quindi? E’ diventato tutto più difficile, complicato, impossibile?
 
Dipende da come si vedono le cose.
 
Alcuni dicono che è così, altri lo vedono come uno stimolo, un’opportunità per mettersi alla prova e dimostrare quello che valgono o ancora un’apertura per cercare nuovi lavori, nuove strade inesplorate che possono dar vita a un modo innovativo di lavorare e crescere professionalmente magari con scambi culturali a livello internazionale.
 
Ma perché c’è questa spaccatura tra due modi diversi di vedere le cose e perché la maggior parte delle persone in questo periodo vive tutto come “difficile, complicato se non addirittura impossibile”?
 
Secondo me perché tutto ha incominciato a correre molto in fretta e le persone non erano pronte al cambiamento.
 
Soprattutto noi italiani abbiamo una forte resistenza al cambiamento rispetto magari altri popoli che, culturalmente, sono più abituati a spostamenti e mutamenti lavorativi repentini.
 
Secondo me è stato questo il nostro errore; dobbiamo cercare di lavorare “sull’apertura mentale”
 
Dobbiamo incominciare a pensare che non è importante il nostro punto di vista ossia se a noi piace o non piace un certo prodotto; dobbiamo incominciare ad osservare come stanno cambiando le cose intorno a noi e dobbiamo incominciare ad analizzare i fabbisogni degli altri.
 
Il nostro compito, come imprenditori, è quello di offrire dei prodotti e dei servizi che il mercato ci richiede e non continuare ad essere radicati su quello che “piace a noi”; spesso continuiamo a produrre e a mettere sul mercato dei prodotti che ormai nessuno compra e poi ci lamentiamo che calano la vendite.
 
Ci vorrebbe qualcuno che andasse in alcune aziende e dicesse apertamente a degli imprenditori: “il tuo prodotto non lo compra nessuno perché è vecchio !!”
 
Purtroppo questo non avviene e così, gli imprenditori più ottusi e chiusi mentalmente, continuano a produrre i loro prodotti immettendoli ripetutamente sul mercato  lamentandosi giorno per giorno che le vendite diminuiscono e che i bilanci sono in perdita ma senza muovere neppure un dito per cambiare qualcosa.
 
Ma come è possibile che possano pensare, che non cambiando a, qualcosa cambierà in termini di risultato nelle loro aziende ?
E’ nostro compito fargli capire che sono i risultati quelli che dettano le leggi di mercato:
– Se “vendi” e “guadagni” vuol dire che la tua strategia e il tuo prodotto o il tuo servizio funzionano;
– Se “non vendi” o se “non guadagni” devi incominciare a farti delle domande e se devi dare un “colpo di spugna” a quella che è stata la tradizione di famiglia o al prodotto che per generazioni è stato sul mercato, lo devi fare.
 
Essere un bravo imprenditore vuol dire mettersi in gioco e in discussione giorno per giorno e modificare la propria strategia a seconda dei risultati che man mano si raggiungono.
L’importante è aver chiaro dove si vuole arrivare e aver salda in mano la “bussola” poi è normale che nel percorso che si intraprende si incontrino: difficoltà, rallentamenti, ostacoli.

Non bisogna aver paura di reinventarsi.

Impariamo ad osservare, analizziamo il mercato, capiamo i bisogni delle persone, pensiamo a linee nuove di prodotti, cambiamo qualcosa nelle nostre aziende, coinvolgiamo magari persone giovani e fantasiose che possono dare energia nuova nelle nostre strutture.
Ma soprattutto, dopo un’analisi attenta, uno studio approfondito, se siamo veramente convinti che il nostro prodotto o il nostro servizio possa essere qualcosa di vincente, mettiamoci passione, entusiasmo e crediamoci “noi per primi” fino in fondo al nostro progetto perché quello è il primo passo per raggiungere il successo.

Niente tentennamenti, tanto ottimismo e spirito d’iniziativa!!
Tante volte non ci vuole molto per rinnovarsi.
Provateci anche voi!
“Nothing happens without a readiness to change”. Come dice John Kotter, tra i massimi esperti di change management, nulla accade senza che si sia pronti ad un cambiamento.
Sandra Paserio – Consulente del Lavoro – HR Problem Solver