Simulazione mentale: un modo per uscire dalla crisi

I leader si trovano a fronteggiare una pressione straordinaria.

La sopravvivenza delle aziende dipende da loro.

Le aspettative sono quelle che prendano decisioni rapide e di valore.

Decisioni volte a mantenere la rotta verso un obiettivo preciso che ad oggi, però, risulta offuscato a causa di informazioni incomplete e mutevoli nel tempo.

L’istinto li porta a preservare lo status quo.

La paura li induce a mettere in atto schemi già vissuti nel passato.

I numeri diventano un’ossessione. Pensano a come trovare nuovi clienti, a come tagliare i costi, a come trovare liquidità. Soluzioni apparentemente risolutive.

Soluzioni logiche e razionali dettate dall’istinto. Un istinto che, però, potrebbe rivelarsi una trappola.

Una trappola che allontana la mente dall’innovazione e dall’immaginazione.

 

La storia insegna che i grandi scienziati e i grandi leader hanno sempre usato la simulazione mentale per modellare i loro progetti e le nuove scoperte nella loro mente.

Tesla ne è l’esempio.

Nikola Tesla fino ai 17 anni sviluppò un’attitudine ad evocare alla mente persone, società e mondi immaginari.

Poi un bel giorno ne comprese la potenza e iniziò a trasformare questa attitudine in uno strumento.

Uno strumento per innovare e cambiare il mondo.

Ecco una sua testimonianza:

quando mi viene un’idea, inizio subito a costruirla nella mia immaginazione. Cambio la sua forma, apporto miglioramenti e utilizzo la mia mente come un dispositivo. Per me è assolutamente irrilevante se faccio funzionare la mia turbina nel pensiero o la collaudo nel mio negozio. Noto se è sbilanciata in ogni caso”.

La mente infatti non riesce a comprendere la differenza tra ciò che è reale e ciò che è immaginato.

Continua:

quando sono arrivato al punto di incarnare nell’invenzione ogni possibile miglioramento a cui riesco a pensare e non vedo alcun difetto da nessuna parte, metto in forma concreta questo prodotto finale del mio cervello. Invariabilmente il mio dispositivo funziona come avevo immaginato che avrebbe fatto, e l’esperimento funziona esattamente come l’ho pianificato. In vent’anni non c’è stata una sola eccezione”.

Una testimonianza che lascia a bocca aperta.

Questo significa che la simulazione mentale funziona.

Allora perché non provare?

Una chiave di lettura che i leader dovrebbero prendere in considerazione.

E per farlo dovrebbero risparmiare le energie e rallentare.

Sappiamo che dopo la ripresa non sarà più come prima, quindi è importante dedicare del tempo per pensare, per riflettere e immaginare.

Tempo da dedicare alla creatività, a farsi domande aperte:

  • Cosa succederà alla nostra azienda dopo il periodo estivo?
  • Come possiamo creare nuove opzioni?
  • Quali saranno le esigenze dei nostri clienti?
  • Quali prodotti e servizi potrebbero rispondere a queste esigenze?
  • Cosa non stiamo facendo per i nostri clienti?
  • Se dovessimo aprire la nostra azienda da zero, quale sarebbe la nostra offerta?
  • Perché i clienti oggi si avvalgono dei nostri servizi e dei nostri prodotti?
  • Domani, questi clienti rimarranno fedeli? E se sì, perché?

Domande stimolanti da allargare al team per condividere idee e pensieri.

Input per uscire dagli schemi, per aprire nuove porte, per gettare basi strategiche sulle quali coltivare la nostra immaginazione e sperimentare.

Azzeriamo i giudizi, i pregiudizi e le nostre convinzioni limitanti per creare nuove opzioni, nuove possibilità di innovare e nuove idee.

Lasciamo che prendano forma nella nostra mente e investiamo per un futuro migliore.

Il futuro che solo i leader creativi e innovativi possono regalarci per salvare questo paese.

 

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