Sviluppare la strategia con una logica non ordinaria

Voglio raccontare una storia.

La storia di un imprenditore, Gianni, che in un momento storico di grande cambiamento, ha rivisto il film della sua vita lavorativa.

Un film durato 50 anni e che è bello rivedere per comprenderne il passato e proiettarne il futuro.

 

Se ti sei perso il primo e il secondo episodio

 

 

Gianni continua la storia.

Il vissuto di un imprenditore che, dopo aver rafforzato la propria leadership, inizia a guardare al futuro.

Uno scenario da costruire, da mettere a fuoco per puntare dritto alla mèta.

Una rotta da tracciare per portare la sua azienda verso un porto sicuro.

Quel periodo non è stato facile”, racconta Gianni, “ogni sera portavo a casa immagini sfuocate.

La mia mente era un turbinio di preoccupazioni, idee, visioni e immagini danzanti.

Non c’era un senso logico, solo una gran confusione. Ero incastrato nella trappola della quotidianità. Il tempo scorreva veloce e, invece di fermarmi, correvo, portando con me la confusione dell’ignoto”.

Gianni si alza, guarda fuori dalla finestra e con un filo di voce dice “un giorno, guardando l’agenda e le attività svolte nella settimana, in quella prima e in quella prima ancora, compresi che il mio tempo lo trascorrevo a spegnere fuochi. Ogni giorno c’era un’urgenza:

  • un cliente scontento
  • un pagamento improvviso
  • un incasso saltato
  • un litigio tra colleghi
  • il Covid.

Ogni giorno ce n’era una e ogni cosa mi rallentava. Ogni urgenza rubava il mio tempo.

Quel tempo che avrei dovuto dedicare a pensare, ad osservare, ad analizzare e ad agire in modo consapevole. Fu una rivelazione importante. Una verità scomoda, non lo nego, ma che servì a farmi aprire gli occhi mettendomi con le spalle al muro. Un dialogo interiore che portò alla rinascita quando dissi Adesso Basta. Ed è da lì che iniziai a rallentare, a semplificare e ad alleggerire. Incominciai a distinguere le attività urgenti da quelli importanti. Lavorai per priorità e bloccai in agenda delle giornate per dedicarmi alla strategia. Insomma, a fare quello che ogni imprenditore dovrebbe fare”.

Ecco”, mi dice, “adesso le spiego il mio percorso. Scelsi un consulente strategico e iniziai a mettere a fuoco quelle immagini sbiadite”.

Il tempo di sedersi, prendere un foglio, togliere il cappuccio della penna e Gianni, in silenzio, inizia a tracciare una linea temporale dove disegna 4 punti.

Accanto al primo punto, scrive la parola Obiettivo.

Questo è stato il più tosto. Definire e ridefinire l’obiettivo non è stato facile, ma ne è valsa la pena”

Gianni tace. Riprende in mano il foglio e accanto al secondo punto, scrive la parola Come peggiorare.

Il mio sguardo enigmatico non sfugge a quell’ imprenditore illuminato. Sorride e aggiunge:

Lo so, sembra strano ma quello che mi ha aiutato maggiormente a definire la strategia della mia azienda, è stato proprio il “come peggiorare”. Grazie alle tecniche di Problem Solving Strategico Aziendale, il business coach ha rotto uno schema mentale disfunzionale che mi trascinavo ormai da anni. È bastato farmi lavorare su quello che potevo fare o non fare, dire o non dire, pensare o non pensare per fallire l’obiettivo, che da quel momento ho compreso quante cose stavo mettendo in atto che, invece di aiutarmi, mi stavano facendo allontanare da quello che volevo. È strano, lo so, ma funziona mi creda”.

Accanto al terzo punto, scrive la parola Scenario.

Gli occhi si illuminano e continua “ricordo quel momento come se fosse oggi. Ho immaginato tutto. Ho sentito le voci delle persone. Ho visto il loro sorriso sulle labbra. Era come se riuscissi ad essere lì. Era come se fossi dentro a un film. In quel momento ho capito che quello che pensavo e che volevo, si poteva fare. In quel momento ho provato una sensazione di benessere, un benessere che ho provato poi il giorno in cui quel sogno si è trasformato in realtà”

Il tempo per un sospiro e Gianni scrive l’ultimo punto Scalatore.

Se prima ero stupita, ora ero confusa.

“È una tecnica” dice “Una tecnica che funziona anche questa al contrario. Il lavoro che ho fatto è stato quello di mettere in ordine le azioni da mettere in campo per raggiungere l’obiettivo ma, invece di partire dalla prima azione, sono partito dall’ultima. L’ultima azione da compiere prima di raggiungere l’obiettivo, e poi, proprio come uno scalatore, sono andato al contrario e ho iniziato ad elencare la penultima azione, poi quella prima ancora, fino a definire la prima piccola azione per raggiungere l’obiettivo che mi ero prefissato”.

Non riesco a trattenere il mio stupore e aggiungo “quindi si chiama tecnica dello scalatore perché è il percorso che fa lo scalatore quando parte dalla cima della montagna per scendere con la corda fino ad arrivare a valle, corretto?”. “Si, corretto”, risponde. “Anche in questo caso si lavora al contrario di quello che è il nostro normale modo di pensare. Questo viene fatto per trovare soluzioni innovative con l’aiuto della parte destra del cervello, quella creativa. Quella pianificazione è diventata poi una tabella di marcia. L’ho scritta su un foglio, l’ho appesa nel mio ufficio e l’ho seguita con costanza e determinazione per evitare che le urgenze rubassero il mio tempo”.

Ascoltare Gianni è affascinante. Il carisma e la saggezza di questo imprenditore, mi coinvolge più che mai.

Rimarrei lì ad ascoltarlo per ore, ma ormai il buio ha avvolto la stanza e ci diamo appuntamento per il giorno successivo.

 

La storia di Gianni continuerà nelle prossime pubblicazioni, ti aspettiamo la prossima settimana con #storiediunimprenditore