Uso del cellulare in azienda: vietarne l’utilizzo o responsabilizzare il collaboratore?

In qualità di Consulente del Lavoro e HR Problem Solver, mi capita di sedermi al tavolo con l’imprenditore e condividere le tematiche da trattare e regolamentare in azienda.
 
Quando si arriva al punto della tecnologia, nasce il problema se vietare o meno l’uso del cellulare privato durante l’orario di lavoro.
 
Faccio un tuffo nel passato e provo a pensare com’era la vita nelle aziende, prima che arrivasse il telefonino.
 
I lavoratori accompagnavano i figli a scuola o dai nonni e poi si recavano in azienda per iniziare la giornata lavorativa. Sapevano che i bambini erano affidati a persone responsabili e di fiducia ed erano tranquilli. Avevano lasciato il recapito telefonico dell’azienda e, nel momento in cui i bambini non stavano bene, venivano avvisati con una semplice telefonata.
 
Alla sera, si arrivava a casa e la famiglia si ricomponeva trascorrendo ore serene intorno al tavolo a raccontarsi della giornata passata al lavoro o tra i banchi di scuola.
 
Ora, non è più così. 
 
Siamo diventati succubi del cellulare e viviamo perennemente con il telefonino sulla scrivania, con un occhio rivolto all’attività che stiamo svolgendo e l’altro verso la schermata del telefonino che si illumina, vibra o emette suoni tutte le volte che arriva un sms, un avviso da facebook, un messaggio su whatsApp, un tweet e via dicendo. 
 
Chiamiamo più volte al giorno i nonni o direttamente i bambini (ormai muniti anche loro di cellulare) per sapere se stanno bene, se hanno mangiato, se hanno fatto i compiti o semplicemente per salutarli. 
 
Se poi non stanno bene, apriti cielo, non abbandoniamo il cellulare neanche per andare in bagno o per spostarci da un locale ad un altro.
 
Ma, mi domando: siamo coscienti di come questo strumento si è trasformato da qualcosa di utile ad un generatore di stress?
 
Se poi andiamo ad indicare in un regolamento aziendale, che è vietato l’utilizzo del cellulare privato durante l’orario di lavoro, noti nei visi dei lavoratori “il panico”. E’ come se gli avessi tolto l’aria. 
 
E qui, mi faccio un’altra domanda: perché non possiamo farci chiamare sul numero fisso dell’azienda, così come succedeva nel passato?
 
Fatte le dovute osservazioni, ritorno a noi: cosa conviene fare? 
 
Vietiamo o responsabilizziamo i lavoratori?
 
Sinceramente ci ho pensato molto e ritengo che, a seconda della tipologia di lavoro che viene svolto in azienda e a seconda del ruolo assunto dai collaboratori, bisognerebbe valutarne le ripercussioni.
 
In ogni caso, penso che la cosa migliore da farsi, sia quella di parlare apertamente ai lavoratori facendo notare che i continui squilli disturbano l’attività lavorativa, causando stress e distrazioni che poi si ripercuotono negativamente sulla produttività e sul clima aziendale.
 
A questo punto, si chiede loro di utilizzare lo strumento in modo responsabile, comunicando anticipatamente che, qualora ci fosse un abuso, la conseguenza per tutti i lavoratori, risulterà quella di vietarne l’uso in modo tassativo.

Come sempre, penso che il primo passo debba essere quello della comunicazione aperta e della responsabilizzazione dei lavoratori anche se, rimango fermamente convinta, che la fiducia è qualcosa che si conquista e di cui nessuno può accaparrarsi il diritto.

Il percorso come sempre si fa in due: imprenditore e collaboratore; quando questo non avviene e la bilancia pende più da una parte, si arriva alla perdita della fiducia e alla rottura del rapporto.

Cerchiamo quindi di essere seri e responsabili nel lavoro che stiamo facendo, indipendentemente dal lato della scrivania dove siamo seduti.
Sandra Paserio – Consulente del Lavoro – HR Problem Solver