Welfare strategico aziendale: partire dopo per arrivare prima

Dal Rapporto 2017 – Welfare Index PMI condotto da Generali Italia emerge che, su un campione di 3.422 PMI italiane, gli obiettivi che le aziende si prefiggono, nel momento in cui definiscono un welfare aziendale, sono:

  • Migliorare la soddisfazione dei lavoratori e il clima aziendale (50,7%)
  • Incentivare la produttività (16,6%)
  • Fidelizzare i lavoratori (16%)
  • Migliorare l’immagine e la reputazione dell’azienda (9,2%)
  • Contenere il costo del lavoro (3,6%)
  • Integrare le prestazioni del sistema socio-sanitario (3,6%)
  • Ridurre l’assenteismo (0,2%)

Il welfare è, quindi, uno strumento che può essere utilizzato dalle aziende in due diversi modi:

  • O come piano di welfare puro;
  • O come scelta da concedere ai dipendenti in caso di stipula di un accordo di produttività, quale opzione ad un’erogazione in denaro.

Quando il paniere di flexible benefit viene messo a disposizione di tutti i lavoratori dipendenti o di categorie omogenee, al raggiungimento di obiettivi:

  • raggiungibili, specifici, misurabili, tempificati
  • facilmente verificabili dai lavoratori dipendenti
  • legati ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza, innovazione

è chiaro che sussiste un forte interesse aziendale affinché gli sforzi messi in campo determinino un risultato tangibile.

I lavoratori, infatti, devono essere in possesso degli strumenti necessari (formazione, risorse, tecnologia, assistenza, affiancamento, procedure,ecc.) per raggiungere gli obiettivi prestabiliti ma, soprattutto, devono essere motivati e credere fermamente in quanto proposto dall’imprenditore.

Se i collaboratori non hanno chiara la finalità e non si sentono attori di un progetto più ampio, si rischia che un accordo di produttività convertibile in welfare, rimanga un bellissimo progetto ma solo sulla carta.

Dall’analisi dei risultati del Rapporto 2017 – Welfare Index PMI è emerso infatti che, alla domanda posta agli imprenditori delle PMI oggetto di ricerca: “nella sua impresa, qual è l’impatto dell’iniziativa di welfare aziendale in termini di: produttività del lavoro, soddisfazione dei lavoratori e clima aziendale, fidelizzazione, riduzione dell’assenteismo, miglioramento dell’immagine aziendale, contenimento dei costi?” la percentuale maggiore è andata a “nessun miglioramento riscontrato”.

La situazione ideale sarebbe quella di aumentare la percentuale della parte evidenziata in marrone, ossia quella del miglioramento immediato in tutti i fattori evidenziati.

Come fare, quindi, per ribaltare il grafico?

Dobbiamo scordarci di andare per tentativi che non siano stati preventivamente analizzati e pianificati.

Spesso succede che, andando per tentativi random, i risultati che gli imprenditori si erano prefissati, non arrivino o arrivino dopo un periodo più lungo rispetto quello preventivato.

In questi casi, infatti, nonostante le intenzioni positive, possono verificarsi situazioni dove:

  • si continua ad agire come si è sempre fatto, incastrati dentro abitudini che non sempre risultano funzionali;
  • si mettono in atto delle tentate soluzioni fallimentari che non portano alla giusta soluzione;
  • si applicano strategie che nel passato sono risultate efficaci ma che, in un contesto diverso, non lo sono più;
  • si compiono azioni che, seppur efficaci, non sono efficienti per l’azienda.

Potremmo citarne “n” di esempi.

La verità è che ognuno di noi dovrebbe “partire dopo per arrivare prima”.

Cosa vuol dire? Vuol dire che, non si può lasciare nulla al caso.

Uno strumento che gli imprenditori potrebbero prendere in esame per garantire ai propri collaboratori un risultato certo e di qualità, è il problem solving strategico aziendale.

Grazie a questo strumento, il problem solver, in qualità di specialista nelle organizzazioni aziendali, guida i collaboratori ad individuare, in tempi brevi, un piano strategico che permetterà di raggiungere gli obiettivi nei termini stabiliti, dopo aver escluso le tentate soluzioni fallimentare e le azioni disfunzionali che ostacolano la buona riuscita del progetto.

Tramite l’utilizzo di un dialogo strategico, il problem solver, accompagnerà i collaboratori ad identificare, step by step, ogni azioni sequenziale che sarà funzionale al raggiungimento di quanto accordato.

Come un gioco a scacchi, le mosse che non porteranno alla vittoria, verranno automaticamente scartate.

In questo modo, il gioco sarà giocato nella mente dei giocatori, prima di agire effettivamente.

Questo garantirà l’efficacia e l’efficienza necessaria in un lasso temporale estremamente breve.

Meglio “partire dopo per arrivare prima” quindi, dedicando la giusta attenzione che serve per trasformare un welfare aziendale in un welfare strategico aziendale dove entrambe le parti (datore di lavoro e lavoratore) risulteranno win-win.

Se sei interessato al welfare strategico aziendale e vuoi saperne di più, Contatta lo Studio

Sandra Paserio – Consulente del Lavoro – Coach – HR Problem Solver