ASSEGNI PER IL NUCLEO FAMILIARE: QUANDO IL COMPORTAMENTO DEL DATORE DI LAVORO DIVENTA ILLECITO E PENALMENTE SANZIONABILE

Con la sentenza n. 45225 del 3 novembre 2014, la Corte di Cassazione si è espressa in merito al reato previsto dagli artt. 81 cpv. 640 comma 2 n. 1 c.p. contestato ad un soggetto il quale, in qualità di amministratore unico, con artifici e raggiri consistenti nel porre a conguaglio con le somme dovute all’INPS importi a titolo di assegni familiari nei Modelli DM10 e dovute al lavoratore, cifre mai corrisposte allo stesso, traeva in inganno i competenti funzionari dell’INPS sull’ammontare delle somme dovute all’Ente per contributi previdenziali ed assistenziali, così procurandosi un ingiusto profitto pari all’importo delle somme indebitamente poste a conguaglio. 
Ciò significa che qualora il datore non si limiti ad esporre dati e notizie false in sede di denunce obbligatorie, ma dichiari falsamente di avere corrisposto ad un lavoratore dipendente un’indennità di disoccupazione, di maternità o assegni familiari, a carico dell’ente di previdenza, così conseguendo l’ingiusto profitto di conguagliare il relativo importo con i contributi dovuti all’Inps, realizza il reato di truffa e non il reato di compensazione indebita.