Cosa accade quando il lavoratore raggiunge i requisiti per poter accedere alla pensione?

Nel momento in cui il lavoratore matura i requisiti (età e contribuzione) necessari per poter accedere alla pensione:

  • può decidere di ritirarsi definitivamente dal lavoro;
  • può accedere alla pensione e, in alcuni casi, proseguire l’attività lavorativa;
  • può esprimere la volontà di proseguire, senza interruzione, la propria attività lavorativa, fino al raggiungimento dei 70 anni di età.

SE IL LAVORATORE INTENDE CONGEDARSI DEFINITIVAMENTE

Qualsiasi sia la pensione che il lavoratore andrà a percepire (pensione di vecchiaia o diverse forme di pensione anticipata), ha l’obbligo di rassegnare le proprie dimissioni, pena l’impossibilità di procedere alla presentazione della domanda di pensione.

Tuttavia, occorre precisare che l’obbligo di cessare l’attività lavorativa per poter presentare la domanda vale soltanto per coloro che hanno un contratto di lavoro subordinato, mentre tale obbligo non sussiste per coloro che svolgono un’attività di tipo autonomo oppure parasubordinato.

PROSECUZIONE DEL RAPPORTO FINO A 70 ANNI

La possibilità per il lavoratore, che ha maturato i requisiti pensionistici, di proseguire l’attività lavorativa fino ai 70 anni di età, è stata introdotta nel nostro ordinamento dall’art. 24 comma 4 D.L. n. 201/2011.

Per quanto riguarda tale possibilità, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con sentenza n. 17589/2015, ha precisato che tale previsione non attribuisce al lavoratore un diritto, bensì una semplice facoltà. Ciò significa che, per dar corso a tale fattispecie, oltre al verificarsi di determinate condizioni previdenziali, è necessario che il datore di lavoro e il lavoratore interessato stabiliscano consensualmente la prosecuzione del rapporto di lavoro sulla base di una reciproca valutazione di interessi.

RIASSUNZIONE DEL LAVORATORE PENSIONATO

Qualora le parti si accordino per la prosecuzione del rapporto di lavoro anche in costanza della percezione della pensione da parte del lavoratore, lo stesso è tenuto comunque a presentare le dimissioni al proprio datore di lavoro.

L’INPS prevede che, tra le dimissioni e la conseguente riassunzione, debba trascorrere almeno 1 giorno di interruzione del rapporto di lavoro. Le parti, inoltre, devono effettuare una serie di adempimenti che dimostrino la cessazione del rapporto di lavoro e la successiva riassunzione del lavoratore. A titolo esemplificativo, devono essere prodotte le comunicazioni obbligatorie (UNILAV), ma anche la liquidazione delle spettanze di fine rapporto come il TFR, i ratei di mensilità aggiuntive, i ratei di ferie, i permessi non goduti, ecc…

CUMULO TRA PENSIONE E REDDITO DA LAVORO

In generale, le pensioni di vecchiaia e di anzianità (c.d. pensione anticipata) sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente.

Tuttavia, si precisa che, con la L. 26/2019, che ha introdotto il sistema “Quota 100”, è stato previsto che la pensione “Quota 100” non è cumulabile, fino alla maturazione dei requisiti per l’accesso alla pensione di vecchiaia, con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale, nel limite di euro 5.000 lordi annui.

LICENZIAMENTO AD NUTUM DEL LAVORATORE PENSIONABILE

Quando il lavoratore matura i requisiti anagrafici (età) e contributivi (almeno 20 anni di contributi) per accedere al trattamento pensionistico di vecchiaia, il datore di lavoro può risolvere il contratto di lavoro, anche in assenza di motivazione, seppur nel rispetto dei termini di preavviso (licenziamento “ad nutum”).