FILMATO REALIZZATO DAL DATORE DI LAVORO: AMMISSIBILITA’ QUALE PROVA DEL LICENZIAMENTO IN CASO DI SOTTRAZIONE DI BENI AZIENDALI

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3122 del 17 febbraio 2015 si è pronunciata sulla legittimità della produzione in giudizio di un filmato realizzato dal datore di lavoro, successivamente utilizzato quale prova al fine del licenziamento, a carico di alcuni dipendenti colti nella sottrazione di beni aziendali. 
La Corte ha ribadito che l’acquisizione e l’utilizzo del filmato, nel caso in commento, risulta in linea con la giurisprudenza di legittimità, secondo la quale, in tema di controllo del lavoratore, le garanzie procedurali imposte dall’art. 4 della L. n. 300/1970 norma richiamata anche dall’art. 114 del D.Lgs. n. 196/2003, per l’installazione di impianti e apparecchiature di controllo richiesti da esigenze organizzative e produttive nonché necessarie ai fini dalla sicurezza del lavoro, dalla quali derivi la possibilità di verifica a distanza dei lavoratori, trovano applicazione ai controlli c.d. difensivi, diretti ad accertare comportamenti illeciti dei lavoratori, quando tali comportamenti riguardino l’esatto adempimento delle obbligazioni discenderti dal rapporto di lavoro, e non, invece, quando riguardino la tutela di beni estranei al rapporto stesso.
Ciò significa che è escluso dal campo di applicazione della norma il caso in cui il datore abbia posto in essere verifiche dirette ad accertare comportamenti del prestatore illeciti e lesivi del patrimonio e dell’immagine aziendale. 
Di conseguenza, per identificare in concreto il sussistere di una giusta causa di licenziamento, che deve rivestire il carattere di grave lesione del rapporto fiduciario e la cui prova incombe sul datore di lavoro, occorre valutare da un lato la gravità dei fatti addebitati al lavoratore, dall’altro la proporzionalità fra tali fatti e la sanzione inflitta.