Il nuovo stato di disoccupazione dopo il D.Lgs. n. 150/2015

L’art. 19 c. 1 del D.Lgs. n. 150/2015 ha fornito una nuova definizione di stato di disoccupazione; sono infatti definiti disoccupati i lavoratori privi di impiego che dichiarano, in forma telematica, al Portale Nazionale delle politiche del lavoro, la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego.
Il Ministero del Lavoro, con la circolare del 23 dicembre 2015, ha chiarito che, in attesa della piena operatività del suddetto portale, la Dichiarazione di immediata disponibilità si potrà continuare a rendere in due modalità:
– direttamente al Centro per l’Impiego sottoscrivendola alla presenza di un operatore ed esibendo un documento di riconoscimento;
– attraverso i sistemi informativi regionali che già prevedono tale modalità.
È stato inoltre precisato che:
– ai fini dell’esistenza dello stato di disoccupazione devono coesistere due requisiti: uno di natura soggettiva, l’essere privi di impiego, e l’altro di natura oggettiva, dichiarare la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa ed alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro. Sono quindi “privi di impiego” coloro che non svolgono un’attività lavorativa, sia subordinata che autonoma;
– l’unica attività lavorativa compatibile con lo stato di disoccupazione è il lavoro accessorio (voucher);
– resta compatibile con l’essere privo di impiego lo svolgimento di altre esperienze lavorative, che non costituiscono rapporto di lavoro (ad es.: tirocini, attività di pubblica utilità);
– la perdita dello stato di disoccupazione si ha nel caso in cui il lavoratore accetti un’offerta di lavoro subordinato (a tempo determinato o indeterminato) di durata superiore a 6 mesi o in caso di avvio di un’attività di lavoro autonomo o impresa individuale;
– condizione di non occupazione: si dividono le strade di coloro che, disponibili allo svolgimento dell’attività lavorativa, sono in “stato di disoccupazione” e hanno diritto ad accedere ai servizi per il lavoro e alle politiche attive da quella di coloro che, non disponibili allo svolgimento dell’attività lavorativa, sono considerati in una “condizione di non occupazione” e hanno diritto a prestazione di carattere sociale o assistenziale. La condizione di “non occupazione” viene conservata anche nel caso in cui il soggetto svolga “lavori di scarsa intensità” (la condizione di non occupazione fa riferimento alle persone che non svolgono attività lavorativa, in forma subordinata, parasubordinata o autonoma ovvero a coloro che, pur svolgendo una tale attività, ne ricavino un reddito annuo inferiore al reddito minimo escluso da imposizione; tale limite è pari, per le attività di lavoro subordinato o parasubordinato, ad euro 8.000, e per quelle di lavoro autonomo ad euro 4.800).