IMPUGNAZIONE DEL LICENZIAMENTO: INVALIDA SENZA LA PROCURA

La lettera con cui si impugna licenziamento ritenuto illegittimo, non può essere firmata dal solo avvocato ma è necessario che la stessa sia preceduta da apposita procura o che vi sia un atto di ratifica da parte del lavoratore. 
Con sentenza dell’ 8 aprile 2014 n. 8197 la Corte di Cassazione ha confermato l’esito del giudizio d’appello. 
A ricorrere alla suprema Corte era stato il lavoratore interessato, in quale sosteneva l’effettiva volontà del medesimo alla impugnazione del licenziamento.
Ha precisato la suprema corte che l’impugnativa di licenziamento può essere fatta anche da un rappresentante del lavoratore investito del relativo potere mediante procura rilasciata in forma scritta sempre che la procura o la ratifica dell’operato del rappresentante avvenga per atto scritto avente data certa anteriore alla scadenza del termine di decadenza. 
Infatti l’impugnazione del licenziamento proposta in sede stragiudiziale, pur non avendo carattere negoziale, è comunque un atto unilaterale tra vivi a contenuto patrimoniale e ad essa, pertanto, a norma dell’art. 1324 cc, si applicano le disposizioni che regolano i contratti, ivi compresa la norma di cui all’art. 1392 cc secondo la quale si estende alla procura la forma prescritta per il contratto che il rappresentante deve concludere, essendo tale norma, che non presuppone la natura bilaterale o plurilaterale dell’atto, perfettamente compatibile con gli atti unilaterali. 
Risulta invece incompatibile con gli atti unilaterali che devono essere compiuti entro un termine perentorio (e con gli atti interruttivi della prescrizione) la retroattività della ratifica sancita dall’art. 1392 cc.