INDEBITA PERCEZIONE DI CONTRIBUTI DAL DATORE DI LAVORO E INGIUSTO PROFITTO: NUOVO INDIRIZZO DELLA CORTE DI CASSAZIONE SULLA SUA PUNIBILITÀ

Con la sentenza n. 48663 la Corte di Cassazione ha sancito il principio secondo il quale integra il delitto di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato di cui all’art. 316-ter c.p. la condotta del datore di lavoro che, mediante la fittizia esposizione di somme corrisposte al lavoratore a titolo di indennità per malattia o maternità o assegni familiari, ottiene dall’Inps il conguaglio di tali somme, in realtà non corrisposte, con quelle da lui dovute all’istituto previdenziale a titolo di contributi previdenziali e assistenziali, così percependo indebitamente dallo stesso istituto le corrispondenti erogazioni.
Deve ritenersi che il delitto di cui sopra prescinde sia dall’esistenza di artifici o raggiri, sia dalla induzione in errore, sia dall’esistenza di un danno patrimoniale patito dalla persona offesa, elementi tutti che caratterizzano il delitto di truffa. Il reato si consuma nel momento in cui il datore di lavoro provvede a versare all’Inps (sulla base dei dati indicati sui modelli DM10) i contributi ridotti per effetto del conguaglio cui non aveva diritto, venendo così, tramite il mancato pagamento di quanto altrimenti dovuto, a percepire indebitamente l’erogazione dell’ente pubblico.