INTERPOSIZIONE ILLECITA DI MANODOPERA: PER EVITARLA NON BASTA LA MERA GESTIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO

La Corte di Cassazione si è pronunciata, con sentenza n. 12357 del 3 giugno 2014, in tema di interposizione illecita di manodopera, nell’accertare la quale risulta determinante stabilire se il datore di lavoro si occupi unicamente della gestione amministrativa del rapporto di lavoro, senza esercitare l’organizzazione della prestazione lavorativa. 
Alla base della pronuncia della Corte si pone il fondante rilievo secondo il quale, avuto riguardo alla fattispecie concreta in esame, era emerso che il lavoratore dipendente della società 1 nell’esecuzione di alcuni servizi appaltati alla società 2, nell’espletamento della sua attività aveva ricevuto direttive dal personale di quest’ultima società e svolto il proprio lavoro nei locali della stessa insieme ai dipendenti di questa e con beni e strumenti di proprietà della medesima, venendosi in tal modo a determinare una illecita intermediazione; la società 1 non aveva fornito un servizio ma aveva un fornito un lavoratore. 
Si rammenta che la giurisprudenza è orientata nell’affermare il principio secondo il quale il divieto di intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavoro, in riferimento agli appalti endoaziendali caratterizzati dall’affidamento ad un appaltatore esterno di tutte le attività, ancorché strettamente attinenti al complessivo ciclo produttivo del committente, opera tutte le volte in cui l’appaltatore metta a disposizione del committente una prestazione lavorativa, rimanendo in capo all’appaltatore/datore di lavoro i soli compiti di gestione amministrativa del rapporto (quali retribuzione, pianificazione delle ferie, assicurazione della continuità della prestazione), ma senza che da parte sua ci sia una reale organizzazione della prestazione stessa, finalizzata ad un autonomo risultato produttivo. 
Nella specie in commento le risultanze istruttorie, davano conto che l’organizzazione e le direttive del lavoro che il lavoratore doveva eseguire promanavano da personale della società 2, pertanto la Corte ha correttamente ritenuto integrata la fattispecie dell’illecita interposizione nella prestazione lavorativa.