INDENNITA’ DI TRASFERTA: QUANDO SI CONFIGURA LA NATURA RETRIBUTIVA?

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 8293/2015,  si è espressa in merito alla natura retributiva dell’indennità di trasferta, sancendo che la trasferta in luoghi sempre diversi e senza predeterminazione di un luogo fisso per lo svolgimento dell’attività lavorativa ha sempre natura retributiva poiché compensa la normale esecuzione di lavoro esterno.
Già in appello è stato riconosciuto il diritto di un dipendente ad ottenere il computo dell’indennità di trasferta nella retribuzione spettante per le festività infrasettimanali nonché il diritto al computo del compenso per il tempo di viaggio nelle retribuzioni indirette percepite (festività, ferie, gratifica natalizia, permessi, malattia e infortunio).
Nonostante i contratti collettivi di lavoro nazionali ed aziendali avevano costantemente affermato la natura risarcitoria dell’indennità di trasferta, ma che nel caso di specie tale indennità doveva considerarsi di natura retributiva in quanto volta a compensare l’esecuzione normale e continuativa di prestazioni esterne, in luoghi sempre diversi e senza predeterminazione di un luogo fisso dell’attività lavorativa, così come è stata sancita la natura retributiva del trattamento economico per il tempo di viaggio.
La suprema Corte, nel caso in commento, ha rilevato che con riferimento all’indennità di trasferta “il trattamento economico percepito dal lavoratore aveva natura retributiva in quanto volto a compensare l’esecuzione normale e continuativa di prestazione esterne, in luoghi sempre diversi e senza predeterminazione di un luogo fisso dell’attività lavorativa per effetto del tipo e delle caratteristiche dell’attività dell’impresa (installazione di impianti e reti telefoniche nelle grandi aree metropolitane) e in adempimento di un obbligo contrattuale derivante dalle mansioni di assunzione e della disciplina collettiva”. Secondo i principi in precedenza espressi dalla stessa suprema Corte, sono definiti “trasfertisti” i lavoratori subordinati destinati a svolgere sistematicamente e professionalmente la propria attività quasi interamente al di fuori della sede aziendale, sempre in luoghi diversi, senza alcuna sede lavorativa fissa e predeterminata, secondo un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, sindacabile in sede di legittimità solo in presenza di vizi logici e giuridici.
Pertanto, deve distinguersi dalla nozione di trasferisti, quella di trasferta caratterizzata, invece:
• dal trasferimento del lavoratore in un luogo diverso da quello abituale per svolgere l’attività lavorativa;
• dalla temporaneità del mutamento del luogo di lavoro;
• dalla necessità che la prestazione lavorativa sia effettuata in esecuzione di un ordine di servizio del datore di lavoro e dalla irrilevanza del consenso del lavoratore.
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