OMESSO VERSAMENTO DI RITENUTE PER MANCANZA DI LIQUIDITÀ: UNA NUOVA CONFERMA

Ennesimo stop della Corte di Cassazione in relazione a quelle sentenze che recentemente hanno assolto contribuenti imputati di omesso versamento di imposte a causa della mancanza di liquidità o crisi finanziaria aziendale.
Con la sentenza 15 maggio 2014 n. 20266 la Suprema Corte conferma che lo stato di necessità non è un elemento scriminante per giustificare l’omissione.
Nelle motivazioni della Sentenza la Corte ribadisce che per la commissione del reato, basta, in altri termini, la coscienza e volontà di non versare all’Erario le ritenute effettuate nel periodo considerato, con la precisazione che tale coscienza e volontà deve investire anche la soglia dei cinquantamila euro, che è un elemento costitutivo del fatto, contribuendo a definirne il disvalore. 
La prova del dolo è insita, in genere, nella duplice circostanza del rilascio della certificazione al sostituito e della presentazione della dichiarazione annuale del sostituto (Mod. 770), che riporta le trattenute effettuate, la loro data ed ammontare, nonché i versamenti relativi. 
Il debito verso il fisco relativo al versamento delle ritenute è collegato con quello della erogazione degli 
emolumenti ai collaboratori. 
Ogni qualvolta il sostituto d’imposta effettua tali erogazioni, deriva, quindi, a suo carico l’obbligo di accantonare le somme dovute all’Erario, organizzando le risorse disponibili in modo da poter adempiere all’obbligazione tributaria.