QUANDO LA CRISI DI LIQUIDITÀ È DIMOSTRATA CON RIGORE NON SI CONFIGURA IL REATO DI OMESSO VERSAMENTO DI RITENUTE CERTIFICATE

Nel reato di omesso versamento di ritenute certificate il dolo risulta necessario per la configurazione del reato stesso.
La Corte di Cassazione con la sentenza 22 maggio 2014 nr. 20777 ha confermato l’assoluzione di un datore di lavoro che aveva omesso di versare le ritenute operate.
In questo caso il dolo è stato escluso poiché è stato dimostrato, osservando oneri di allegazione e di prova rigorosi, che le difficoltà finanziarie non siano imputabili al datore di lavoro e che le stesse non possano essere altrimenti fronteggiate con idonee misure anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale.
In origine era stato contestato il delitto di cui all’art. 10 bis del D.LGS. 10 marzo 2000, n. 74, perché quale amministratore unico di una società, non versava entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta le ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti per l’ammontare superiore a 50.000,00 euro. 
Nel corso dell’istruttoria dibattimentale è risultato che, per il ritardo nei pagamenti da parte dei clienti e tenuto conto di quanto già era stato versato mensilmente per ritenute IRPEF, INPS e per IVA, non vi era liquidità neppure per un versamento parziale.