Rassegna di Giurisprudenza – Agg. al 12.06.219

MOBBING O NORMALI CONFLITTI DI LAVORO: COME DISTINGUERLI?

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 10043/2019, ha affermato come una serie di comportamenti adottati dal dirigente nei confronti del dipendente, quali cambio di stanza, lunga attesa del lavoratore per essere ricevuto per chiarimenti, omessa convocazione per direttive, rientrino nell’ambito di un utilizzo lecito della discrezionalità propria che caratterizza la figura del dirigente e, pertanto, possano essere giustificati da necessità di espletamento del servizio. Ove pure tali condotte fossero derivate da rapporti tesi e ostili fra le parti, costituirebbero normali conflitti di lavoro, non idonei ad integrare gli estremi di un intento persecutorio, qualificabile come mobbing, nei confronti del lavoratore.

La Suprema Corte, infatti, con sentenza n. 11777/2019, ha precisato che ai fini del mobbing, non rileva l’illegittimità dei singoli atti, ma l’intento vessatorio e il disegno persecutorio eventualmente attuato in maniera sistematica dal datore di lavoro a danno del dipendente, sul quale grava l’onere della prova.


CONCILIAZIONE SINDACALE: I CONTRIBUTI SONO DOVUTI ANCHE QUALORA IL LAVORATORE RINUNCI AI PROPRI DIRITTI

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 12652/2019, ha precisato che, in presenza di una conciliazione sindacale, il datore di lavoro è tenuto al versamento dei contributi all’INPS, nonostante il  lavoratore rinunci ai propri diritti.

La Suprema Corte, infatti, precisa come l’azienda sia tenuta al pagamento dei contributi dovuti sulla retribuzione in quanto il rapporto assicurativo e l’obbligo contributivo nascono con l’instaurazione del rapporto di lavoro, ma sono del tutto autonomi da quest’ultimo.


TEMPO DETERMINATO: È ILLEGITTIMO SE IL DIPENDENTE SVOLGE MANSIONI DIVERSE DA QUELLE INDICATE NEL CONTRATTO

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 12643/2019, ha considerato illegittimo il ricorso al contratto a tempo determinato, nel caso in cui il lavoratore risulti adibito a mansioni diverse da quelle indicate nel contratto. Nel caso di specie, il lavoratore assunto a termine per il lancio di un nuovo progetto, svolgeva di fatto mansioni proprie di altri dipendenti, che il datore di lavoro aveva deciso di adibire ad un’altra iniziativa imprenditoriale.

La Suprema Corte precisa che, in caso di assunzione a tempo determinato, è necessario indicare in modo circostanziato e puntuale le esigenze di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo per le quali si procede all’assunzione e qualora il lavoratore sia adibito a mansioni diverse rispetto a quelle pattuite in sede di stipula del contratto, l’apposizione del termine al contratto risulta nulla con la trasformazione del rapporto di lavoro determinato in indeterminato.