RASSEGNA DI GIURISPRUDENZA – Agg. al 29.05.2018

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo paserioPERIODO DI COMPORTO: LICENZIAMENTO SOLO IN CASO DI SUPERAMENTO EFFETTIVO

Con sentenza n. 12568/2018, la Corte di Cassazione ha ribadito che, solo in caso di superamento effettivo del periodo indicato dalla contrattazione collettiva, può essere legittimamente intimato il licenziamento per superamento del periodo di comporto.

La Suprema Corte ha asserito che “il licenziamento intimato per il perdurare delle assenze per malattia del lavoratore, ma prima del superamento del periodo massimo di comporto fissato dalla contrattazione collettiva o, in difetti, dagli usi o secondo equità , è nullo per violazione della norma imperativa di cui all’art. 2110 c. 2 c.c.”.

Quindi non si ha una mera inefficacia ma una vera e propria nullità.

Tuttavia è opportuno precisare che la stessa giurisprudenza che ha stabilito quanto sopra, prevede anche la statuizione che consente il rinnovo dell’atto di recesso una volta che sopraggiunga la scadenza del termine massimo di comporto in quanto il nuovo licenziamento, costituisce un negozio diverso dal precedente (si pensi al caso del licenziamento per superamento del periodo di comporto comminato prima dello spirare del termine per un mero errore di calcolo).


CONSUMO DI DROGHE LEGGERE E LICENZIAMENTO: QUANDO È LEGITTIMO?

Con la sentenza n. 12994/2018 la Corte di Cassazione ha asserito che il licenziamento di un lavoratore determinato dall’uso di droghe leggere rilevato in occasione di una visita medica, è legittimo.

Il tenore di questa pronuncia deve essere rapportata alla fattispecie concreta che attiene, in questo caso, alle particolari mansioni del lavoratore licenziato: infatti, lo stesso risultava addetto a mansioni ritenute a rischio che, non a caso, prevedono appositi accertamento tossicologici, trattandosi di un conducente di autobus.

Si tratta infatti di una condotta che viola il “minimo etico” e che, di per sé, indipendentemente dalle specifiche che ne possono essere date in regolamenti o normative di settore, è idonea a legittimare il recesso datoriale.


Mancato Riconoscimento Agevolazioni INPSLICENZIAMENTO PER GIUSTIFICATO MOTIVO OGGETTIVO: NIENTE REPÊCHAGE PER IL LAVORATORE CHE NON HA LE COMPETENZE

Con la sentenza n. 11413/2018, la Corte di Cassazione ha asserito che, in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo (per soppressione della posizione lavorativa/organizzativa), non trova applicazione l’istituto del repêchage qualora il lavoratore non sia in possesso delle competenze necessaria al fine di ricoprire la posizione scoperta.

Sono stati ribaditi due importanti principi giurisprudenziali:

  • in primis, il giustificato motivo di licenziamento è ravvisabile anche soltanto in una diversa ripartizione di determinate mansioni fra il personale in servizio, attuata ai fini di una più economica ed efficiente gestione aziendale, nel senso che certe mansioni possono essere suddivise fra più lavoratori, ognuno dei quali se le vedrà aggiungere a quelle già espletate , con il risultato finale di far emergere come in esubero la posizione lavorativa di quel dipendente che vi era addetto in modo esclusivo e prevalente;
  • in seconda battuta, l’eterogeneità del corredo di capacità e di esperienze professionali rispetto alla diversa posizione lavorativa libera in azienda lascia venir meno il fondamento stesso dell’obbligo di repêchage, che evidentemente postula che le energie lavorative del dipendente siano utilmente impiegabili nelle alternative mansioni che al medesimo debbano essere assegnate”.

Infine, un importante assunto: “solo nel caso in cui il giustificato motivo oggettivo di licenziamento si identifica nella generica esigenza di riduzione di personale assolutamente omogeneo e fungibile, ai fini del controllo della conformità della scelta dei lavoratori da licenziare ai principi di correttezza e buona fede di cui all’art. 1175 c.c., non essendo utilizzabili né il normale criterio della ‘posizione lavorativa’ da sopprimere in quanto non più necessaria, né tantomeno il criterio dell’impossibilità di repêchage (in quanto tutte le posizioni lavorative sono equivalenti e tutti i lavoratori sono potenzialmente licenziabili) può farsi riferimento, pur nella diversità dei rispettivi regimi, ai criteri che l’art. 5, L. n. 223/1991 ha dettato per i licenziamenti collettivi”.