REDDITO DA LAVORO DIPENDENTE PRODOTTO ALL’ESTERO: COME TASSARLO?

Il soggetto residente in Italia e che svolge attività di lavoro dipendente per un’impresa estera è tenuto a dichiarare il reddito convenzionale anche in via autonoma.
Infatti, i lavoratori subordinati che prestano la loro attività all’estero mantenendo la residenza in Italia sono soggetti alla disciplina sulle retribuzioni convenzionali di cui all’art. 51 c. 8-bis Tuir, se la Convenzione stipulata tra l’Italia ed il Paese dove avviene la prestazione non dispone diversamente. 
Tale disciplina si applica ai dipendenti che nell’arco di 12 mesi soggiornano nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni, svolgendo una prestazione lavorativa in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto di lavoro. 
In questo caso il reddito non sarà determinato in via analitica, ma sulla base di apposite tabelle predisposte annualmente con decreto ministeriale. 
Questo regime è fortemente vantaggioso per i lavoratori che ricevono importanti fringe benefit durante la permanenza all’estero.
Nella circolare 11/E/2014 è stato sollevato il caso di un dipendente residente in Italia che ha svolto una prestazione lavorativa con le predette caratteristiche per conto di un datore di lavoro estero; non si tratta però di un dipendente di una società italiana inviato in missione all’estero, ma di un italiano assunto direttamente all’estero per mansioni non particolarmente ben retribuite. 
Il datore di lavoro estero non ha nominato un rappresentante previdenziale in Italia e non è quindi neanche sostituto d’imposta in Italia; l’Agenzia ha sottolineato che in mancanza di un sostituto di imposta italiano è lo stesso contribuente a doversi preoccupare di pagare le imposte nel nostro Paese e di determinare il credito per le imposte estere. 
L’Agenzia ritiene inoltre che in questo caso il reddito non è determinato con le regole ordinarie ma sulla base delle retribuzioni convenzionali per cui il lavoratore è gravato dall’ulteriore onere di individuare il proprio caso su tabelle asservite alla contrattualistica nazionale; tale conclusione è giustificata dalla letteralità della norma sulle retribuzioni convenzionali che non fa alcuna distinzione tra dipendenti italiani distaccati all’estero e soggetti italiani assunti direttamente all’estero. 
Tuttavia, la portata dell’interpretazione dà adito a diversi dubbi poiché essa contraddice la ratio della norma che è quella di tassare in modo forfetario retribuzioni che coprono in aggiunta al reddito costi emergenti per il lavoratore trasferito (scuole dei figli, doppia abitazione, viaggi ecc.).