La disciplina del TFR

Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) è un elemento della retribuzione il cui pagamento di regola viene differito ad un momento successivo rispetto a quello di prestazione dell’attività lavorativa.

È costituito dalla somma di accantonamenti annui di una quota di retribuzione rivalutata periodicamente.

Generalmente, il TFR viene erogato al lavoratore in fase di cessazione del rapporto di lavoro subordinato.

Tuttavia, il dipendente, in alcuni casi e a determinate condizioni, ha la possibilità di richiedere un’anticipazione del trattamento di fine rapporto.

Computo del TFR

Per quanto riguarda il computo del TFR, il sistema attuale di calcolo si applica per i soli lavoratori assunti dopo il 1° gennaio 1990.

L’ammontare del TFR spettante al lavoratore è uguale alla somma, per ciascun anno di servizio, della retribuzione utile divisa per 13,5. La quota di retribuzione annuale così determinata deve essere accantonata e rivalutata al 31 dicembre di ciascun anno.

Nella retribuzione da accantonare anno per anno devono essere computate tutte le somme corrisposte in costanza di rapporto di lavoro a titolo non occasionale, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura. Sono escluse le somme pagate a titolo di rimborso spese. Inoltre, la Contrattazione Collettiva può specificare quali elementi devono essere computati oppure quali debbano essere esclusi.

La quota della retribuzione da accantonare deve essere proporzionalmente ridotta per le frazioni d’anno, computando come mese intero solo le frazioni di mese pari o superiori a 15 giorni.

Si precisa che, normalmente i periodi di sospensione del rapporto di lavoro, in cui decorre l’anzianità di servizio, ma non viene pagata alcuna retribuzione al lavoratore, non possono essere presi in considerazione ai fini del calcolo del TFR, ad eccezione di infortunio, malattia, cassa integrazione guadagni (ordinaria e straordinaria) gravidanza e puerperio.

Per quanto concerne, invece, i lavoratori assunti ante 1° gennaio 1990, per il computo del TFR, occorre distinguere tra:

  • rapporti di lavoro iniziati prima del 31 maggio 1982, per i quali si calcola e si accantona l’indennità di anzianità maturata fino a quella data;
  • rapporti di lavoro instaurati nel periodo 1° giugno 1982 – 31 dicembre 1989, ai quali si applica un regime transitorio di progressivo adeguamento della normativa precedente di cui al punto precedente al sistema di calcolo attualmente in vigore.

Destinazione del TFR

A seconda della volontà espressa dal lavoratore, il TFR maturato può essere, alternativamente:

  • accantonato “in azienda” per essere corrisposto al lavoratore alla cessazione del rapporto di lavoro;
  • destinato alla previdenza complementare.

Il datore di lavoro ha l’obbligo di fornire al lavoratore, al momento dell’assunzione, adeguate informazioni sulla possibilità di tenere il TFR “in azienda” oppure di conferirlo ad un fondo di previdenza complementare, consegnando allo stesso il modulo TFR2.

Il lavoratore deve restituire tale modulo entro 6 mesi dalla data dell’assunzione, esprimendo la propria scelta.

Nel silenzio del lavoratore, il TFR viene comunque devoluto alla previdenza complementare.

Se nel corso, di un precedente rapporto di lavoro, il lavoratore aveva già espresso la volontà di destinare il TFR alla previdenza complementare, entro 6 mesi dalla nuova assunzione può solo scegliere di conferire il TFR ad una diversa forma previdenziale.

Anticipazione del TFR

Il lavoratore ha diritto di chiedere una sola volta nel corso del rapporto un’anticipazione del TFR, cui avrebbe diritto in caso di risoluzione del rapporto alla data della domanda.

L’anticipazione può essere corrisposta a coloro che hanno maturato almeno 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro.

L’azienda è tenuta ad accogliere le domande di anticipazione nel limite annuo del 10% dei lavoratori aventi diritto e, comunque, del 4% totale dei dipendenti.

Il lavoratore, può chiedere l’anticipo del TFR:

  • per l’acquisto della prima casa per sè o per i propri figli,documentato con atto notarile;
  • per la necessità di sostenere spese sanitarie per terapie o interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche;
  • per sostenere le spese durante i periodi di fruizione dei congedi per astensione facoltativa per maternità o per formazione;
  • se si trova in una delle ulteriori casistiche previste dai Contratti Collettivi.

Quando ricorrono le condizioni sopra indicate, il lavoratore ha diritto ad un’anticipazione del TFR spettante a quella data nella misura massima del 70%.

Condizioni di maggior favore rispetto a quelle qui esposte possono essere previste dalla Contrattazione Collettiva e dagli accordi individuali.

Sequestro, pignoramento e cessione del TFR

Il TFR può essere oggetto di sequestro, pignoramento o cessione.

Quando vi sia un pignoramento in busta paga del lavoratore da liquidare, si deve considerare che per legge 1/5 del TFR deve essere obbligatoriamente versato per il pignoramento, mentre la restante parte, se non ci sono creditori da soddisfare, resta nella disponibilità del lavoratore.

Pertanto, il datore di lavoro, in caso di liquidazione del TFR per cessazione del rapporto oppure di anticipo dello stesso, dovrà verificare la disponibilità dello stesso trattamento, consultando eventualmente il creditore per le modalità di erogazione.