SALUTE E DELLA SICUREZZA SUL LUOGO DI LAVORO OPERANTE ANCHE IN ASSENZA DI LAVORATORI SUBORDINATI

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 9870 del 7 maggio 2014 ha ribadito il principio secondo il quale la tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro opera anche in caso di assenza di rapporti di lavoro subordinato. 
Il legale rappresentante di una società in nome collettivo proponeva opposizione, ai sensi dell’art. 22 L. n. 689/81, al provvedimento dell’Azienda Sanitaria con il quale si imponeva di pagare una sanzione amministrativa per avere violato varie prescrizioni attinenti alla prevenzione e alla sicurezza dei luoghi di lavoro chiedendone l’anamento, in quanto al tempo dell’intervento del servizio di prevenzione e di sicurezza non vi era alcun lavoratore dipendente né alcun socio che prestasse la propria attività di lavoro sul luogo degli accertamenti. 
In realtà l’apparato normativo relativo alla tutela dei lavoratori e alla sicurezza degli ambienti di lavoro trova applicazione generalizzata a tutti i settori di attività pubblica e privata, tranne alcuni tassativamente esclusi, e si applica non solo ai lavoratori subordinati ma anche a tutti i soggetti ad essi equiparati, ivi compresi i soci di società, anche di fatto. 
Infatti l’art. 2 del D.Lgs. n. 626/94, come poi peraltro confermato nell’impianto del D.Lgs. n. 81/2008 accoglie una nozione ampia di datore di lavoro, non solo quale soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore ma anche e comunque come soggetto che secondo il tipo e l’organizzazione dell’impresa ha la responsabilità della medesima o di una sua unità produttiva. La individuazione dei destinatari degli obblighi posti dalle norme di prevenzione deve essere quindi valutata con riferimento alle funzioni concretamente esercitate. 
Allo stesso tempo ampia è la portata oggettiva degli obblighi di prevenzione e sicurezza nel senso che le norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro devono essere osservate non solo a tutela dei dipendenti, ma anche delle persone estranee che occasionalmente si trovino sui luoghi di lavoro. Nel caso di specie la società gestiva un’impresa in luogo aperto al pubblico, quale era una sala videogiochi e bar, sicché correttamente la sentenza impugnata ha considerato che soggetti tutelati dalla richiamata normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro devono ritenersi essere anche i terzi che, utilizzando le strutture ed i macchinari, si trovino esposti ai rischi di quello specifico ambiente.