SUBORDINAZIONE E ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE: ONERE DELLA PROVA

La Corte di Cassazione con la sentenza del 10 novembre 2014 n. 23931 ha previsto che l’autorità ispettiva che ritiene subordinati i rapporti di associazione in partecipazione, ha l’onere di provare la diversa qualificazione del rapporto di lavoro, inoltre non può ritenersi che venendo a mancare taluni requisiti dell’associazione, il rapporto debba essere automaticamente subordinato. 
Premesso che l’Istituto previdenziale ha agito contro la società, e dunque è a suo carico l’onere di provare il fondamento delle proprie richieste, deve rilevarsi che sebbene sia vero che la verifica della sussistenza della associazione in partecipazione escluderebbe necessariamente il carattere subordinato del rapporto, ma non è vero l’inverso, e cioè che, quando non venga pienamente dimostrata l’esistenza dell’associazione in partecipazione, si debba necessariamente concludere che il rapporto era invece subordinato, perché per la configurabilità di quest’ultimo occorre la prova positiva di specifici elementi che non possono ritenersi sussistenti per la carenza di prova su una tipologia diversa.